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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04049/2026 del 02/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito di condanna per tentato furto pluriaggravato è rimasta ferma.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale per tentato furto pluriaggravato, con pena di anni uno e mesi sei di reclusione ed euro 400 di multa. Con il primo motivo ha dedotto vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e per la determinazione del trattamento sanzionatorio. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, osservando che la motivazione sul diniego delle attenuanti era congrua perché fondata sui numerosi precedenti penali e sull'assenza di elementi positivi valutabili ai sensi dell'art. 133 c.p.; quanto alla pena, ha ritenuto sufficiente il richiamo al criterio di adeguatezza, poiché la sanzione era prossima al minimo edittale e comunque inferiore alla media, anche considerando la riduzione per il tentativo.

Norme richiamate

  • art. 606 lett. e) c.p.p.

    Il vizio denunciabile consiste nel contrasto dello sviluppo argomentativo della sentenza con le massime di esperienza o con altre affermazioni del provvedimento; non basta una critica generica alla valutazione del giudice di merito.

  • art. 133 c.p.

    Ai fini del diniego delle attenuanti generiche e della commisurazione della pena è sufficiente valorizzare gli elementi ritenuti prevalenti, tra quelli indicati dalla norma, senza necessità di esaminarli tutti analiticamente.

  • art. 62-bis c.p.

    Il riconoscimento delle attenuanti generiche può essere escluso in presenza di precedenti penali e dell'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato.

  • art. 56 c.p.

    La riduzione di pena per il tentativo incide sul trattamento sanzionatorio e può rendere adeguata una pena prossima al minimo edittale.

Massime di principio

  • Il vizio di motivazione deducibile in cassazione non coincide con la mera non condivisione del ragionamento del giudice di merito, ma richiede un effettivo scostamento della motivazione dalle massime di अनुभवienza o una intrinseca contraddittorietà del provvedimento.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è adeguatamente motivato quando il giudice richiami elementi negativi significativi, come precedenti penali dell'imputato, e rilevi l'assenza di elementi positivi apprezzabili.
  • In tema di dosimetria della pena, quando la sanzione irrogata è prossima al minimo edittale o comunque contenuta entro valori inferiori alla media, è sufficiente una motivazione sintetica basata sul criterio di adeguatezza, essendo impliciti i parametri dell'art. 133 c.p.
  • Nel giudizio di legittimità è inammissibile il motivo che contesti la valutazione di merito sulla misura della pena o sulle attenuanti senza evidenziare specifici vizi logici o giuridici della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale

Testo integrale

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