Cassazione Civile, Sentenza n. 1611/2021 del 26/01/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Boscaino chiedeva il riconoscimento della proprietà per usucapione di un fabbricato e giardino presso la foce del lago Patria, asserendo di averli posseduti pubblicamente e pacificamente dal 1965. In subordine richiedeva l'indennizzo per le opere eseguite ai sensi dell'art. 936 c.c. o, in alternativa, l'indennizzo ex art. 2041 c.c. La Regione oppose che i beni facevano parte del patrimonio pubblico e che l'immobile era stato assegnato a Boscaino come alloggio di servizio, configurando detenzione e non possesso idoneo all'usucapione; inoltre contestò l'eventuale diritto all'indennizzo.
La decisione
Il tribunale di Napoli respinse le domande dell'attore. La Corte d'appello confermò il rigetto ritenendo che l'attore non avesse provato la sdemanializzazione e l'epoca di essa e che, comunque, avesse esercitato mera detenzione e non possesso. Sul profilo dell'art. 936 c.c. la Corte d'appello rilevò che l'attore non poteva essere considerato 'terzo' essendo dipendente e assegnatario dell'alloggio di servizio; sul profilo dell'art. 2041 c.c. rilevò l'assenza di un riconoscimento, espresso o implicito, dell'utilità delle opere da parte della Regione, anzi l'avvio di procedure di alienazione indicava l'inutilità per l'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Boscaino, confermando le motivazioni del giudice di merito e condannando il ricorrente alle spese.
Norme richiamate
art. 2697 c.c.
L'onere della prova degli elementi costitutivi della domanda spetta all'attore: in materia di usucapione l'attore deve provare anche che il bene era nel patrimonio disponibile e non demaniale
art. 112 c.p.c.
Richiamata in relazione all'onere motivazionale e all'esame delle deduzioni; la Corte ha ritenuto che la doglianza circa la detenzione vs possesso doveva essere specificamente impugnata in appello
art. 829 n. 1 c.c.
Citato fra le norme rilevanti alla materia dei beni pubblici e della demanialità; la pronuncia conferma che la demanialità è condizione impeditiva dell'usucapione se ancora sussistente
art. 936 c.c.
L'indennizzo per opere su fondo altrui si applica solo se l'autore delle opere è 'terzo', ossia sprovvisto di un rapporto giuridico con il proprietario che conferisca poteri o disciplina specifica sulle opere. La qualifica di dipendente e di assegnatario dell'alloggio di servizio esclude la qualità di terzo
art. 2041 c.c.
L'azione di indebito arricchimento contro la P.A. richiede non solo l'opera vantaggiosa ma anche il riconoscimento dell'utilità da parte dell'ente; tale riconoscimento può essere esplicito o implicito tramite utilizzazione, ma la valutazione dell'utilità è riservata alla P.A. e l'assenza di riconoscimento legittima il rigetto
art. 360 c.p.c.
Richiamato in relazione ai motivi di cassazione (vizi di motivazione, falsa applicazione di norme); la Corte ha ritenuto infondati i motivi per cui l'interpretazione e l'applicazione delle norme da parte della Corte d'appello erano corrette
art. 13 d.P.R. 115/2002 (come modificato dall'art. 1, comma 17, L. 228/2012)
Riferimento procedurale sulla possibilità di ulteriore contributo unificato in caso di determinate condizioni processuali; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti
Massime di principio
- Nel giudizio di usucapione nei confronti di enti pubblici il ricorrente deve provare gli elementi positivi della sua pretesa e anche che il bene non è demaniale o che la demanialità è cessata: la sdemanializzazione deve essere provata e circostanziata in ordine al momento in cui è avvenuta
- Se la sentenza impugnata è sorretta da più motivazioni autonome e l'appellante non contesta specificamente una di esse, l'omessa impugnazione rende inefficace la censura delle altre ragioni e può determinare l'inammissibilità del gravame
- Per ottenere l'indennizzo ex art. 936 c.c. chi ha eseguito le opere deve essere 'terzo' rispetto al proprietario del suolo; rapporti di lavoro, assegnazioni in comodato o altri rapporti che attribuiscono una posizione giuridica rispetto al bene escludono la qualità di terzo
- Per l'azione di arricchimento senza causa contro la P.A. occorre dimostrare non solo l'esecuzione dell'opera ma anche il riconoscimento dell'utilità da parte dell'ente; il riconoscimento può essere implicito tramite utilizzo, ma il giudizio sulla pubblica utilità è riservato all'ente e il giudice può solo accertarne l'effettiva utilizzazione
- In fase di appello è essenziale impugnare con specificità le affermazioni decisive del primo grado; argomentazioni nuove non possono essere introdotte tardivamente in memoria di replica
- L'avvio di procedure di alienazione da parte della P.A. può essere indice dell'assenza di interesse pubblico verso l'opera e non costituisce di per sé riconoscimento dell'utilità delle migliorie per l'ente
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