Cassazione Penale, Sentenza n. 1279/2023 del 16/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rigettato la loro richiesta di restituzione di una serie di orologi Rolex sequestrati. Hanno dedotto di essere effettivi titolari dei beni, allegando documentazione (libretti postali intestati a genitori, assegno del maggio 2013, fotografia dell'orologio, dichiarazione di regalo da parte di uno zio) e sostenendo che il valore degli orologi (circa 18.000 €) era compatibile con le loro disponibilità. Hanno inoltre contestato la riconducibilità dei beni a proventi illeciti e l'entità della confisca ritenuta non parametrata agli interessi usurari effettivamente pagati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto legittima e non meramente apparente la motivazione del Tribunale che aveva ritenuto la documentazione presentata insufficiente a provare la titolarità e la provenienza lecita degli orologi: i documenti erano privi di data certa e provenivano da soggetti non riconducibili agli ordinari canali di distribuzione di beni di quel tipo; le dichiarazioni testimoniali (lo zio) non erano idonee a conferire certezza. La censura relativa alla determinazione del valore della confisca è stata ritenuta improponibile dal terzo interessato, non tempestivamente proposta e generica. Per questi motivi la Corte ha confermato l'inammissibilità, ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8
art. 23 co. 8 D.L. n.137/2020 (conv. L. 176/2020)
Ha consentito la trattazione del ricorso con contraddittorio scritto; la Corte registra che il ricorso è stato esaminato secondo tale forma procedurale
Codice di procedura penale, art. 616
Autorizza la condanna alle spese processuali e il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende; la Corte lo ha applicato per sanzionare i ricorrenti considerati colpevoli di aver proposto ricorso inammissibile
Massime di principio
- Il terzo interessato che chiede la restituzione di beni sequestrati deve fornire prove documentali certe e riconducibili a canali ufficiali (fatture, documenti di vendita datati, bonifici, attestati di autenticità emessi da rivenditori autorizzati); documenti privi di data certa o provenienti da soggetti estranei ai canali di mercato sono facilmente ritenuti insufficenti.
- Dichiarazioni testimoniali di familiari o atti informali di 'regalo' sono generalmente deboli se non corredate da elementi probatori oggettivi e datati (atto di donazione, registrazioni fiscali, clausole ereditarie).
- La contestazione dell'entità della confisca o del valore parametrale deve essere proposta tempestivamente e con specificità: il terzo non può sollevare censure generiche non connesse al contenuto motivazionale del provvedimento impugnato.
- Se si impugna il rigetto della restituzione, il focus del giudizio è sulla prova della titolarità e della lecita provenienza dei beni; questioni sostanziali relative alla sentenza di condanna che ha disposto la confisca non sono necessariamente sindacabili dal terzo interessato in questo speciale rimedio.
- Ricorsi privi di elementi nuovi o fondati su documentazione insufficiente rischiano di essere dichiarati inammissibili e di comportare condanne per spese e sanzioni (Cassa delle Ammende); è quindi consigliabile effettuare una verifica probatoria preventiva e, se possibile, acquisire documenti ufficiali prima di proporre impugnazione.
- Per beni di pregio (es. orologi di marca) è importante produrre certificati di autenticità rilasciati da rivenditori autorizzati o officine ufficiali, nonché tracciabilità del pagamento (bonifici, ricevute bancarie) che colleghino il trasferimento di denaro all'acquisto del bene.
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