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Sentenza

Sentenza n. 962/2026 - Salerno, Sezione 2

per l'annullamento a) dell’ordinanza prot. n. 13959 del 30 aprile 2025 con cui il Responsabile dell’Area 5 del Comune di Agropoli ha ingiunto la demolizione e il ripristino del fabbricato sito in via De Curtis (distinto in NCEU al foglio 7, p.lla n. 1185) allo stato assentito dalla concessione edilizia del 28.08.1968 e dal permesso di costruire in sanatoria (condono) n. 27151/3568 del 3.10.2018; b) di ogni altro atto presupposto, successivo e comunque connesso, lesivo degli interessi della ricorrente.

Giustizia amministrativa202500976

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e ripristino di un fabbricato, fondata sul diniego di accertamento di conformità urbanistica e compatibilità paesaggistica

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

La società ha impugnato l’ordinanza con cui il Comune aveva ingiunto la demolizione e il ripristino del fabbricato allo stato assentito dai titoli edilizi del 1968 e dal permesso di costruire in sanatoria del 2018. Ha dedotto cinque motivi: violazione dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 e delle norme sul procedimento, degli artt. 7, 8, 10 e 21-nonies l. 241/1990, del principio del contrarius actus e dell’art. 97 Cost., nonché eccesso di potere per difetto dei presupposti, di istruttoria e di motivazione, erroneità, contraddittorietà, arbitrarietà e sviamento; illegittimità derivata; violazione della disciplina edilizia e paesaggistica, inclusi gli artt. 3 e 22 d.P.R. 380/2001, gli artt. 146 e 167 d.lgs. 42/2004 e il d.P.R. 31/2017; violazione della normativa edilizia, forestale e regionale; violazione degli artt. 3, 10, 22, 31 e 37 d.P.R. 380/2001. Il motivo decisivo riguardava l’illegittimità derivata dell’ordine di demolizione, ritenuto atto conseguenziale rispetto al diniego di sanatoria prot. n. 1033 del 28 marzo 2025. Nelle more, il diniego di sanatoria è stato annullato con la sentenza n. 758/2026 del medesimo TAR e il Comune ha successivamente accolto l’istanza di accertamento di conformità con provvedimento prot. n. 14642 del 28 aprile 2026.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. Il TAR ha rilevato che l’ordinanza di demolizione si fondava sull’unico presupposto costituito dal diniego di sanatoria urbanistica e paesaggistica, successivamente annullato dal giudice e comunque superato dal provvedimento comunale che ha accolto l’istanza di accertamento di conformità. L’ordine demolitorio è stato quindi ritenuto atto meramente conseguenziale rispetto al diniego presupposto: venuto meno quest’ultimo, è venuto meno anche il presupposto logico-giuridico dell’ordinanza, in assenza di vizi propri e autonomi della stessa. Il provvedimento impugnato è stato annullato. Il TAR ha precisato che, ove l’Amministrazione intendesse riproporre l’attività repressiva, dovrebbe avviare una nuova istruttoria. Le spese sono state compensate per la peculiarità e complessità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    La ricorrente ne ha dedotto la violazione, ma la sentenza non fonda direttamente su tale disposizione la ratio decisoria.

  • artt. 7, 8, 10 e 21-nonies l. 241/1990

    Richiamati dalla ricorrente in relazione alle garanzie partecipative e all’autotutela; la sentenza decide principalmente sulla caducazione dell’atto presupposto.

  • art. 73 c.p.a.

    Ha consentito il rinvio della discussione per la sussistenza di un rapporto di presupposizione necessaria tra il giudizio sul diniego di sanatoria e quello sull’ordine di demolizione.

  • artt. 3, 22, 31 e 37 d.P.R. 380/2001

    Disposizioni edilizie richiamate tra i motivi di ricorso; la decisione accoglie il ricorso per l’illegittimità derivata dell’ordinanza, senza svolgere una distinta analisi di ciascuna disposizione.

  • artt. 146 e 167 d.lgs. 42/2004

    Disciplina paesaggistica posta a fondamento del procedimento di sanatoria; il successivo provvedimento comunale ha ritenuto decorso il termine per il parere della Soprintendenza e ha accolto l’istanza.

  • art. 167, comma 5, d.lgs. 42/2004

    l'autorità competente si pronunci sulla domanda entro il termine perentorio di 180 giorni, previo parere vincolante della Soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di 90 giorni

    Nel provvedimento comunale successivo, riportato dalla sentenza, il decorso dei termini è stato ritenuto comportare l’obbligo del Comune di decidere autonomamente sulla domanda.

Massime di principio

  • Quando un ordine di demolizione è fondato esclusivamente sul diniego di una sanatoria edilizia o paesaggistica, l’annullamento del diniego presupposto determina l’illegittimità derivata dell’ordine demolitorio, perché viene meno il suo presupposto logico-giuridico, salvo che l’ordine presenti vizi propri e autonomi.
  • L’accoglimento successivo dell’istanza di sanatoria, intervenuto dopo l’annullamento del diniego, conferma il venir meno del fondamento dell’ordine di demolizione e impone il suo annullamento quando non risultino ulteriori autonomi presupposti repressivi.
  • Il rapporto di presupposizione necessaria tra diniego di sanatoria e ordine di demolizione può giustificare il rinvio della decisione sul ricorso contro l’ordine demolitorio in attesa della definizione del giudizio sul diniego presupposto.
  • Dopo l’annullamento dell’ordine di demolizione fondato su un diniego di sanatoria caducato, l’Amministrazione, ove intenda nuovamente esercitare il potere repressivo, deve procedere a una nuova istruttoria.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioSanatoria paesaggisticaTermini del procedimento e silenzio
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiEccesso di potereDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneEffetto conformativo e riedizione del potere

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