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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5644/2023 del 09/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. avverso la sentenza della Terza Sezione penale della Corte di Cassazione che aveva rigettato il ricorso di Fiarè contro la condanna a 18 anni di reclusione (Corte d'appello di Catanzaro) per i reati descritti ai capi A), D), E) (promotore di associazione criminale dedita allo spaccio e due episodi di importazione/ tentativo ex art. 73 DPR 309/90). Il ricorrente deduce un "errore di fatto" nella decisione della Corte di Cassazione: sostiene che i giudici hanno erroneamente ritenuto che Salvatore Pititto si sia incontrato con Fiarè (es. 21.01.2015) nonostante riscontri di posizionamento GPOS contrari; contesta la perizia fonica che avrebbe dimostrato che l'interlocutore di Pititto non era Fiarè; interpreta alcune conversazioni (07.04.2015) come riferite a compravendita immobiliare e non a somme di finanziamento; infine cita dichiarazioni della collaboratrice di giustizia che, secondo lui, dimostrerebbero l'estraneità di Fiarè agli episodi contestati.

La decisione

Il Collegio ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che i motivi presentati non configurino il tipo di "errore di fatto" rimediabile ex art. 625-bis c.p.p., poiché il rimedio è limitato a inesatte percezioni di risultanze direttamente ricavabili dagli atti del giudizio di legittimità e non costituisce un quarto grado di merito. La Corte ha considerato le doglianze come valutazioni critiche della motivazione (vizi motivazionali) e non come errori percettivi della Corte stessa; ha altresì ritenuto che la sentenza impugnata avesse fornito risposte logiche e riscontri probatori ai rilievi difensivi (par. 6.2, foll. 80-84). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e all'obbligo di versare €3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio consente il ricorso straordinario per errore di fatto limitatamente a sviste o errori di percezione nella lettura degli atti del giudizio di legittimità che abbiano influito sulla decisione della Corte di Cassazione; non è un quarto grado di giudizio e non è strumento per rimettere in discussione valutazioni probatorie o motivazionali.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende a carico del ricorrente in caso di ricorso infondato o inammissibile quando sussistono elementi di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; qui applicato per la somma di €3.000,00.

  • art. 395 n.4 cod. proc. civ. (richiamato)

    «la esistenza di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa"; "l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita»

    Richiamato come parametro analogico per definire l'errore di fatto: l'errore deve consistere nella supposizione di un fatto la cui verità è incontrovertibilmente esclusa o nell'ignorare l'esistenza di un fatto positivamente accertato, quando detto fatto non fosse controverso.

  • art. 73 DPR 309/90

    Norma che punisce gli illeciti in materia di stupefacenti; i fatti contestati (importazione/ tentativo di importazione di cocaina) sono qualificati sulla base di questa disposizione.

  • art. 416-bis cod. pen. (c.1) - aggravante

    Riferimento all'aggravante per l'agevolazione o l'associazione di tipo mafioso; nel procedimento è stato disposto annullamento con rinvio per nuovo giudizio con riferimento alla sussistenza di tale aggravante.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    Richiamata nel ragionamento sulle sanzioni per ricorsi infondati/inammissibili e sul criterio della valutazione di colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Giurisprudenza Sezioni Unite (es. Basile, Moroni)

    Le Sezioni Unite hanno delineato i confini dell'errore di fatto reclamabile: deve trattarsi di travisamento degli atti nella forma di 'invenzione' o 'omissione' operato dalla stessa Corte di Cassazione nella lettura degli atti del suo giudizio; se la causa dell'errore è invece una valutazione, si tratta di errore di diritto o di giudizio non rimediabile con l'art. 625-bis.

Massime di principio

  • Il ricorso ex art. 625-bis c.p.p. è uno strumento molto limitato: può essere utilizzato solo per correggere evidenti "errori percettivi" o omissioni/ invenzioni nella lettura degli atti compiuta dalla Corte di Cassazione stessa, non per rimettere in discussione valutazioni probatorie o la ponderazione delle prove.
  • Se la censura riguarda la valutazione del rapporto probatorio (peso delle intercettazioni, attendibilità di dichiarazioni, rilevanza di circostanze), il rimedio corretto non è il 625-bis ma i mezzi ordinari di impugnazione o altri rimedi previsti dal codice; l'uso del 625-bis per tali censure determinerà probabilmente l'inammissibilità.
  • Per contestare un presunto errore di fatto occorre dimostrare concretamente che la Corte di Cassazione abbia riportato un fatto inesistente o omesso un fatto incontrovertibile e che tale errore abbia avuto incidenza decisiva sull'esito del giudizio; generiche affermazioni di travisamento o contrasto interpretativo sono insufficienti.
  • In caso di ricorso straordinario inammissibile possono essere applicate sanzioni economiche (spese processuali e versamento alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.), pertanto è opportuno valutare con attenzione la sussistenza dei requisiti di ammissibilità prima di proporre il rimedio.
  • Pratica consigliata: indicare con precisione l'atto o la parte di sentenza in cui si sostiene l'errore percettivo, dimostrare l'incontrovertibile falsità del fatto riportato o l'omissione di un fatto non controverso e spiegare in che modo tale errore ha influito sulla decisione della Corte di Cassazione.

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