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Sentenza

Sentenza del 11/08/2017 n. 20030 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l'accertamento relativo all'anno 2003 con cui erano stati recuperati a tassazione, ai fini IRPEG, IVA e IRAP, costi ritenuti non inerenti, in particolare i canoni relativi all'affitto d'azienda. Ha sostenuto che il contratto costituiva un affitto d'azienda funzionalmente collegato alla locazione dell'immobile, che i canoni erano inerenti perché parametrati al fatturato e che non vi era stato alcun risparmio d'imposta. L'Agenzia, con ricorso incidentale, ha contestato il riconoscimento di costi per provvigioni di vendita calcolate al 12% anziché al 7%, ritenendoli antieconomici.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi del ricorso principale, perché non contestavano correttamente la ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata sulla simulazione del contratto di affitto e sulla finalità di spostare reddito verso la SIM s.p.a.; il terzo motivo è stato dichiarato assorbito. Sono stati inoltre dichiarati inammissibili entrambi i motivi del ricorso incidentale: il primo perché non pertinente rispetto alla decisione, che non metteva in dubbio l'effettività e l'inerenza delle provvigioni, ma soltanto la loro eventuale antieconomicità, e il secondo perché mirava a ottenere un riesame del merito. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate.

Norme richiamate

  • Art. 2555 c.c.

    Definisce l'azienda come il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa. La Corte ha rilevato che la censura della società non colpiva la reale motivazione della sentenza, basata sulla simulazione del contratto e sulla mancanza di inerenza dei costi.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75, comma 5

    Riguarda il principio di inerenza dei componenti negativi di reddito. La Corte ha ritenuto non pertinente il richiamo della società, poiché la CTR aveva escluso l'inerenza non per una semplice mancanza di correlazione tra costi e ricavi, ma in ragione della simulazione dei contratti e della loro finalità elusiva.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6, comma 2

    Richiamato dalla società insieme all'art. 75 in relazione alla deducibilità dei costi, ma ritenuto non decisivo perché il ricorso non censurava adeguatamente la motivazione effettiva della sentenza.

  • D.P.R. n. 917 del 1986, art. 127

    Richiamato dalla società in relazione allo spostamento del reddito tra società collegate. Il motivo è stato assorbito dopo la declaratoria di inammissibilità dei primi due motivi.

  • Art. 2697 c.c.

    Stabilisce l'onere della prova. L'Agenzia lo aveva invocato sostenendo che la società avrebbe dovuto dimostrare la normalità della provvigione del 12%; la Corte ha però dichiarato il motivo inammissibile perché non coerente con la decisione impugnata.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione è essenziale contestare precisamente la ratio decidendi della sentenza impugnata: una censura riferita a una norma o a un profilo diverso da quello effettivamente posto a fondamento della decisione è inammissibile.
  • La mera correlazione tra un costo e i ricavi, o la determinazione del canone in percentuale del fatturato, non dimostra da sola l'inerenza quando il giudice abbia accertato la simulazione del contratto o una finalità di spostamento artificioso del reddito.
  • Quando l'Amministrazione contesta l'antieconomicità di un costo effettivo, deve collegare tale elemento a concreti indizi di fittizietà, occultamento di ricavi o altra irregolarità; la sola differenza rispetto a percentuali applicate ad altri operatori non è necessariamente sufficiente.
  • La Corte di cassazione non può essere utilizzata per ottenere un nuovo esame delle valutazioni economiche e fattuali compiute dai giudici di merito, salvo vizi motivazionali rilevanti nei limiti consentiti dalla legge.
  • La qualificazione formale di un contratto non è decisiva ai fini fiscali: occorre verificare la sua effettiva causa, la concreta esecuzione e la funzione economica perseguita dalle parti.

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