Sentenza n. 373/2026 - Lecce, Sezione 1
per l'annullamento Con il ricorso introduttivo: - del provvedimento di cui al prot. n. 37600 del 10 marzo 2020, n. Ord. 216 Reg. cond. ed. della Direzione Pianificazione Urbanistica - Piano Mobilità – Servizio Condono Edilizio L. 326/03 del Comune di Taranto, notificato alla ricorrente il 31 luglio 2020, che ha respinto la domanda di condono edilizio, giusta istanza prot. n. 1315 del 19.11.2004, ai sensi della L.r. n. 28/2003 e L. n. 326/2003, per l'ampliamento dell'unità immobiliare, ad uso civile abitazione, ubicata nel Comune di Taranto – località Cisaniello; - della ivi richiamata “scheda istruttoria” redatta in data 12 dicembre 2019 dal Responsabile del procedimento; - dell'ivi richiamato “parere conclusivo di rigetto” del Dirigente del 18 dicembre 2019; - della ivi richiamata nota prot. n. 9046 del 21 gennaio 2020 della Direzione Pianificazione Urbanistica - Piano Mobilità - Servizio Condono Edilizio L. 326/03 del Comune di Taranto recante comunicazione di avvio del procedimento di rigetto dell’istanza di condono edilizio; - della nota di cui al prot. n. 93907 del 10 settembre 2020, notificata il 21 settembre 2020, della Direzione Urbanistica Edilità - Servizio ordinanze - Abusivismo Edilizio del Comune di Taranto di attivazione della procedura di adozione dei provvedimenti sanzionatori conseguenti al rigetto dell’istanza di condono; - di ogni altro atto antecedente e/o conseguente comunque connesso, ancorché non conosciuto dalla ricorrente. Con i motivi aggiunti depositati il 18 marzo 2021: - dell'ordinanza n. 23 Reg. Ord. del 20 novembre 2020 della Direzione Pianificazione Urbanistica – Piano Mobilità Edilità – Servizio Ordinanze Abusivismo del Comune di Taranto, notificata il 28 dicembre 2020, che ha intimato alla ricorrente la demolizione entro 90 giorni ed il ripristino dello stato dei luoghi, con avvertimento che, non ottemperando nel termine suddetto, le opere saranno demolite da questo civico Ente a spese dei responsabili dell'abuso; - di ogni altro atto antecedente e/o conseguente comunque connesso, ancorché non conosciuto dalla ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di condono edilizio relativo all'ampliamento residenziale di un immobile, seguito da ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il nuovo diniego comunale di condono edilizio, adottato in riesame dopo l'annullamento del precedente diniego per difetto di motivazione, nonché, con motivi aggiunti, l'ordinanza di demolizione emessa in conseguenza del rigetto dell'istanza. L'intervento consisteva nell'ampliamento di un'abitazione mediante la realizzazione di un vano residenziale di 25,60 mq. L'immobile ricadeva in zona urbanistica di verde agricolo di tipo A4, sottoposta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. La ricorrente ha dedotto: 1) difetto di istruttoria e di motivazione quanto al contrasto dell'ampliamento con la destinazione agricola, sostenendo che l'area avesse perso la propria vocazione agricola per la presenza di numerosi edifici residenziali e che la disciplina urbanistica non imponesse un divieto assoluto di edificazione; 2) erronea considerazione del vincolo paesaggistico, poiché il PPTR sarebbe stato approvato dopo la realizzazione dell'abuso e il precedente vincolo del 1985 avrebbe avuto carattere interinale, con cessazione dell'efficacia al momento dell'approvazione del PUTT; 3) erronea individuazione della data di ultimazione dell'abuso nel 30 gennaio 2001, anziché nel 1998, sulla base di un'ortofoto, assumendo che l'opera fosse stata ultimata prima dell'operatività del vincolo; 4) violazione dei termini di conclusione del procedimento e lesione del legittimo affidamento. I motivi aggiunti hanno censurato l'ordinanza di demolizione in via derivata, per l'illegittimità del diniego di condono.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 32, comma 27, della legge n. 326/2003, la sanabilità delle opere abusive in aree vincolate richieda congiuntamente che l'opera sia stata realizzata prima dell'imposizione del vincolo e che sia conforme alle prescrizioni urbanistiche. Il Comune, con la rinnovata istruttoria, aveva accertato l'insussistenza di entrambe le condizioni. Quanto alla data dell'abuso, il giudice ha attribuito rilievo alla dichiarazione della stessa ricorrente e ha ribadito che l'onere di provare in modo pieno e rigoroso la data di ultimazione grava sul richiedente il condono. L'ortofoto del 1998 non era idonea a dimostrare né la consistenza dell'ampliamento né l'avvenuta ultimazione del rustico, della copertura e dei muri di sostegno. Il diniego era comunque legittimo anche per autonoma ragione, poiché l'ampliamento residenziale contrastava con la disciplina della zona di verde agricolo, nella quale erano ammesse soltanto costruzioni a servizio dell'agricoltura, con esclusione delle residenze. La presenza di altri edifici residenziali o di opere di urbanizzazione non incideva sulla destinazione urbanistica dell'area. Inoltre, l'ampliamento era stato realizzato su un fabbricato originario già oggetto di una domanda di condono non definita; durante la pendenza della domanda non era consentito modificare sostanzialmente l'immobile interessato. La conferma del diniego rendeva vincolata e doverosa la successiva ordinanza di demolizione, sicché anche i motivi aggiunti sono stati respinti. Le spese sono state compensate per la peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 32, comma 27, d.l. 269/2003, convertito dalla l. 326/2003
Le opere abusive realizzate in aree sottoposte a specifici vincoli sono sanabili solo se ricorrono congiuntamente le condizioni che siano state realizzate prima dell'imposizione del vincolo e che, pur realizzate in assenza o difformità dal titolo, siano conformi alle prescrizioni urbanistiche.
La sanabilità delle opere abusive in area vincolata presuppone cumulativamente la preesistenza dell'opera rispetto al vincolo e la conformità urbanistica dell'intervento.
l.r. Puglia n. 28/2003
Richiamata quale base normativa regionale dell'istanza di condono, senza ulteriore specifica interpretazione autonoma nella decisione.
l. 47/1985
Richiamata in relazione alla precedente domanda di condono presentata dal dante causa, rimasta non definita.
NTA del PRG del Comune di Taranto
Per la zona di verde agricolo di tipo A-A consentono esclusivamente costruzioni a servizio dell'agricoltura, con esclusione delle residenze e con ulteriori requisiti e parametri edilizi.
Massime di principio
- Per la sanabilità di opere abusive realizzate in aree sottoposte a specifici vincoli, ai sensi dell'art. 32, comma 27, del d.l. 269/2003, devono ricorrere congiuntamente la realizzazione dell'opera prima dell'imposizione del vincolo e la conformità dell'intervento alle prescrizioni urbanistiche.
- Il richiedente il condono edilizio ha l'onere pieno di provare la data di ultimazione delle opere mediante documentazione certa, univoca e oggettiva; non sono sufficienti elementi ambigui o non idonei a dimostrare la consistenza e l'effettiva ultimazione dell'ampliamento.
- La destinazione urbanistica di un'area agricola non viene meno per la presenza di altri edifici residenziali o di opere di urbanizzazione; tali circostanze non dimostrano la conformità urbanistica di un intervento residenziale abusivo.
- Durante la pendenza di una domanda di condono non possono essere apportate all'immobile modifiche sostanziali, poiché la procedibilità della domanda presuppone che il manufatto rimanga inalterato fino alla definizione del procedimento.
- Quando il diniego di condono è legittimo, l'ordinanza di demolizione delle opere abusive conseguente al rigetto costituisce atto dovuto e vincolato.
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