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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45968/2022 del 05/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione per erronea applicazione di legge e vizio di motivazione. Si deduceva: 1) errata qualificazione del fatto (sarebbero state lesioni aggravate e non tentato omicidio), con rilievo della condotta provocatoria e/o aggressiva della vittima che avrebbe giustificato una reazione; 2) erronea ritenuta della circostanza aggravante per discriminazione razziale (si sosteneva che l'epiteto, pur offensivo, era contestuale alla lite e non esprimeva finalità discriminatorie); 3) criticata la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la congruità della pena

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili le argomentazioni che rimettevano in causa la valutazione di fatto compiuta dai giudici di merito e ha confermato: la qualificazione come tentato omicidio (dolo diretto alternativo, dato l'uso del coltello e i colpi a sedi vitali), l'esclusione della recidiva e della futilità dei motivi, e la sussistenza della aggravante di discriminazione razziale ex art. 604-ter cod. pen. (anche per l'offesa rivolta in contesto pubblico, con la citata espressione "negro coglione"). Ha inoltre dichiarato inammissibile l'impugnazione sull'entità della pena per genericità delle censure; ha confermato la condanna e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 604-ter cod. pen. (circostanza aggravante per motivi discriminatori)

    La Corte interpreta la norma in senso ampio: l'aggravante può sussistere quando la condotta, per contesto e modalità, manifesti un pregiudizio di inferiorità collegato alla razza della vittima; non è necessario provare una precisa intenzione soggettiva di suscitare odio, rileva anche la manifestazione pubblica del biasimo

  • art. 133 cod. pen. (criteri di determinazione della pena)

    Richiamato come parametro per la valutazione della congruità della pena; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano applicato correttamente i criteri discrezionali e che le critiche della difesa fossero generiche

  • Giurisprudenza: Sez. V, n. 307 del 18.11.2020 (richiamata)

    Richiamata a supporto del principio secondo cui l'art. 604-ter può applicarsi anche quando l'atto manifesti un pregiudizio manifesto di inferiorità senza che sia determinante la motivazione soggettiva dell'agente

Massime di principio

  • L'uso pubblico di epiteti razzisti può integrare l'aggravante di discriminazione razziale ex art. 604-ter anche se la difesa sostiene che si trattava di un'espressione contestuale alla lite; rileva il contesto e la percepibilità esterna del pregiudizio
  • L'impiego di un'arma da taglio e colpi diretti a sedi vitali è indizio forte di animus necandi e può giustificare la qualificazione per tentato omicidio (dolo diretto alternativo), rendendo difficoltosa la riqualificazione in lesioni
  • Le censure in cassazione che si limitano a chiedere una diversa valutazione delle prove di fatto sono inammissibili: il giudizio di merito prevale salvo profili di violazione di legge o manifesta illogicità della motivazione
  • Per la legittima difesa o la provocazione è necessario dimostrare fatti concreti e proporzionalità della reazione; semplici riferimenti a dissensi o rifiuti della vittima non bastano a ribaltare la ricostruzione della aggressione unilaterale
  • Le critiche sulla congruità della pena devono essere motivate e confrontarsi con i criteri di cui all'art. 133 c.p.; argomentazioni generiche sono inammissibili
  • La documentazione medico-legale attesta l'idoneità lesiva degli atti (numero, sedi e profondità delle ferite) e costituisce prova fondamentale nella valutazione del tipo di dolo e della gravità del reato

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