Sentenza n. 358/2026 - Milano, Sezione 2
per l'ottemperanza della sentenza n. 480/2024 emessa in data 5 luglio 2024 dal Tribunale di Busto Arsizio.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Busto Arsizio n. 480/2024 quanto alla condanna al pagamento delle spese legali
Esito
Favorevole al ricorrente (creditori delle spese)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno proposto domanda di ottemperanza alla sentenza n. 480/2024 del Tribunale di Busto Arsizio, nella parte in cui aveva disposto il pagamento delle spese legali in loro favore quali difensori antistatari delle parti vittoriose. Hanno dedotto l'inadempimento del Ministero dell'Istruzione e del Merito, nonostante la sentenza fosse passata in giudicato e fosse stata notificata all'Amministrazione l'8 luglio 2024. Il Ministero si è costituito senza contestare né il mancato adempimento né il passaggio in giudicato e la notificazione della sentenza.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, rilevando che l'Amministrazione era ancora inadempiente rispetto a una sentenza passata in giudicato e regolarmente notificata. Ha ritenuto soddisfatte le condizioni previste dall'art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a. e dall'art. 14 d.l. n. 669/1996, convertito dalla l. n. 30/1997. Ha ordinato al Ministero di dare piena esecuzione alla sentenza quanto al pagamento delle spese legali entro novanta giorni dalla comunicazione della decisione. Per l'eventuale ulteriore inerzia, ha nominato commissario ad acta il Direttore Generale della Ragioneria Territoriale dello Stato di Milano, Monza e Brianza, il quale potrà essere attivato dal creditore dopo la scadenza del termine assegnato all'Amministrazione e dovrà provvedere nei successivi centoventi giorni. Il commissario dovrà determinare l'importo dovuto e adottare gli atti necessari al pagamento, senza compenso aggiuntivo. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 500, oltre spese generali e accessori se dovuti.
Norme richiamate
art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a.
La sentenza passata in giudicato può essere fatta valere mediante il giudizio di ottemperanza quando l'Amministrazione non abbia dato esecuzione all'obbligo derivante dal giudicato.
art. 14 d.l. n. 669/1996, convertito dalla l. n. 30/1997
La disposizione è richiamata quale condizione ulteriore per l'esecuzione coattiva nei confronti dell'Amministrazione di obblighi pecuniari risultanti da una decisione giudiziaria.
Massime di principio
- Il giudizio di ottemperanza è fondato quando l'Amministrazione non esegue una sentenza passata in giudicato che impone il pagamento di somme, purché risultino soddisfatte le condizioni previste dall'art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a. e dalla disciplina speciale applicabile alle esecuzioni pecuniarie nei confronti delle amministrazioni pubbliche.
- Quando l'Amministrazione rimane inadempiente, il giudice dell'ottemperanza può assegnarle un termine per adempiere e nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, attivabile dal creditore dopo l'inutile decorso del termine.
- Il commissario ad acta può essere incaricato di determinare definitivamente l'importo dovuto e di adottare, direttamente o tramite un funzionario delegato sotto la propria responsabilità, gli atti contabili e finanziari necessari all'esecuzione del giudicato.
- L'attività del commissario ad acta rientrante nei suoi compiti istituzionali non comporta, di regola, il riconoscimento di uno specifico compenso.
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