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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05941/2025 del 13/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell'imputato per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, rilevando profili di colpa nella proposizione di un ricorso inammissibile.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato, già condannato in giudizio abbreviato dalla Corte d'appello per il reato di detenzione di hashish a fini di cessione a terzi, ha proposto ricorso per cassazione articolando due motivi. Con il primo ha denunciato violazione di legge e vizio di motivazione per asserita mancata correlazione tra imputazione e sentenza, sostenendo che la decisione avrebbe valorizzato elementi estranei al fatto contestato. Con il secondo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in punto di responsabilità penale, lamentando che il dato ponderale della sostanza stupefacente rinvenuta sarebbe incompatibile con la finalità di commercializzazione. La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato, osservando che l'imputato era stato condannato proprio per il fatto ascritto e che gli elementi ulteriori erano stati richiamati solo per spiegare la destinazione della sostanza alla cessione. Ha inoltre ritenuto il secondo motivo inammissibile perché diretto a una rivalutazione del merito e della prova, già correttamente apprezzata dal giudice di merito sulla base di plurimi indizi (ritardo nell'apertura della porta, bustine con residui di cocaina, residui nel lavandino, sostanza da taglio, strumenti per il confezionamento).

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    La disposizione è richiamata come base della condanna per detenzione di sostanza stupefacente destinata alla cessione a terzi; la Corte non ne discute il contenuto astratto, ma conferma che il fatto accertato integra la fattispecie.

  • art. 616 c.p.p.

    La Corte applica la regola sulle conseguenze economiche dell'inammissibilità del ricorso, condannando il ricorrente alle spese processuali e a una somma in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa nella proposizione dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità è inammissibile la doglianza che, sotto l'apparente veste di violazione di legge o vizio di motivazione, miri in realtà a una rivalutazione del fatto e delle fonti probatorie già esaminate dal giudice di merito.
  • La mancata correlazione tra imputazione e sentenza non sussiste quando il giudice di merito condanni per il fatto contestato e utilizzi elementi ulteriori soltanto come dati argomentativi per spiegare la finalità illecita della condotta.
  • In tema di detenzione di stupefacenti a fini di cessione, la finalità di spaccio può essere desunta da un quadro indiziario complessivo e convergente, non essendo decisivo il solo dato quantitativo della sostanza rinvenuta.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende quando siano ravvisabili profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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