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Sentenza

Sentenza n. 4228/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento per la dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dalle Amministrazioni intimate in ordine all'istanza di cui alla diffida del 12/07/2025, avente ad oggetto il rilascio del visto per lavoro subordinato e la fissazione di un appuntamento per la formalizzazione della richiesta del suddetto visto; NONCHE' PER L'ACCERTAMENTO dell'obbligo delle Amministrazioni intimate di provvedere in ordine alle menzionate istanze, secondo le rispettive competenze; E PER LA CONDANNA delle stesse Amministrazioni intimate a provvedere in ordine alle menzionate istanze, secondo le rispettive competenze, entro un termine non superiore a trenta giorni, con richiesta di nomina di un Commissario ad acta ex art. 117, co. 3 c.p.a.

Giustizia amministrativa202508287

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato sull'istanza di rilascio del visto per lavoro subordinato e di fissazione dell'appuntamento per la formalizzazione della richiesta

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia in Pakistan, a seguito della diffida del 12 luglio 2025, sull'istanza diretta a ottenere il visto per lavoro subordinato e la fissazione di un appuntamento per formalizzare la relativa richiesta. Ha chiesto l'accertamento dell'obbligo delle amministrazioni di provvedere secondo le rispettive competenze, la condanna a provvedere entro trenta giorni e la nomina di un commissario ad acta ai sensi dell'art. 117, comma 3, c.p.a. L'Amministrazione si è costituita resistendo al ricorso.

La decisione

Il TAR, rilevato che nelle more del giudizio era stato fissato l'appuntamento richiesto, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Il giudizio è stato definito con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. Le spese sono state compensate per il 50% e, per la restante metà, poste a carico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con condanna al pagamento di 500 euro, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 117, comma 3, c.p.a.

    La disposizione è stata richiamata dal ricorrente per chiedere la nomina di un commissario ad acta in caso di mancata esecuzione dell'obbligo di provvedere.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, data la manifesta sopravvenienza della fissazione dell'appuntamento.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • La fissazione, nelle more del giudizio, dell'appuntamento richiesto nell'ambito di un procedimento amministrativo può determinare la cessazione della materia del contendere sull'azione avverso il silenzio, quando venga così meno l'utilità concreta della decisione giudiziale richiesta.
  • In caso di cessazione della materia del contendere per sopravvenuta attività dell'amministrazione, il giudice può compensare parzialmente le spese e porre la quota residua a carico dell'amministrazione che ha dato causa alla controversia.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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