Cassazione Penale, Sentenza n. 8862/2022 del 16/03/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore contestava l'ordinanza della Corte di assise di Milano che aveva dichiarato estinta per decorso del tempo la pena di 27 anni inflitta a Bergamin. Il PM sosteneva che la dichiarazione di delinquenza abituale resa dal Magistrato di Sorveglianza in data anteriore alla scadenza del termine di estinzione (art. 172, settimo comma, cod. pen.) impediva l'estinzione della pena, anche se l'ordinanza del magistrato non era divenuta irrevocabile prima del dies ad quem. Inoltre il PM rilevava errori nel computo delle frazioni di pena ritenute estinte da provvedimenti precedenti e l'omissione di accertamenti relativi a revoche/effetti interruttivi di precedenti detenzioni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, annullando senza rinvio l'ordinanza impugnata: non è intervenuta l'estinzione della pena. Il Collegio ha ritenuto che, nel procedimento di esecuzione, la dichiarazione di delinquenza abituale resa dal Magistrato di Sorveglianza e l'applicazione connessa di una misura di sicurezza sono efficaci se perfezionate prima della scadenza del termine per l'estinzione della pena, indipendentemente dall'irrevocabilità dell'ordinanza. La decisione ha richiamato l'orientamento che considera rilevante il momento immediatamente precedente alla maturazione del dies ad quem (Milacic e giurisprudenza consolidata) e ha distinto la questione dell'efficacia/esecutività del provvedimento del giudice dell'esecuzione da quella della irrevocabilità della sentenza di cognizione (richiamando gli artt. del codice di procedura penale rilevanti). L'accoglimento del primo motivo ha assorbito il secondo (mancata pronuncia su questioni specifiche del PM).
Norme richiamate
art. 172 cod. pen.
La Corte interpreta il comma come richiedente che una delle cause ostative sia perfezionata prima della scadenza del termine per l'estinzione della pena; quelle ipotesi vanno considerate unitariamente e rilevano se sussistenti "illo tempore".
art. 103 cod. pen.
dichiarazione di abitualità ritenuta dal giudice
L'accertamento giudiziale della dedizione al delitto richiede la verifica di presupposti e di pericolosità sociale; se tale accertamento è compiuto dal magistrato di sorveglianza prima della scadenza del termine, esso impedisce l'estinzione della pena nel processo esecutivo.
art. 102 cod. pen.
L'abitualità presunta opera dalla data dell'ultimo reato considerato; anche in questo caso il giudizio di esecuzione richiede valutazione della pericolosità concreta.
art. 679 cod. proc. pen.
Norma che attribuisce al magistrato di sorveglianza la competenza ad applicare misure di sicurezza "premessa, ove occorra, la dichiarazione di abitualità", collegando dichiarazione e misura.
art. 680 cod. proc. pen.
L'appello contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza concernenti l'abitualità non ha effetto sospensivo salvo diversa disposizione del tribunale; ciò conferma l'efficacia esecutiva del provvedimento del giudice dell'esecuzione anche prima della sua irrevocabilità.
art. 666 cod. proc. pen.
Regola che l'impugnazione dei provvedimenti del giudice dell'esecuzione non sospende l'esecuzione, salvo che il giudice disponga diversamente; usata per affermare l'esecutività dei provvedimenti del magistrato di sorveglianza.
art. 588 cod. proc. pen.
Principio generale sulla sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti impugnati nel termine per le impugnazioni con la precisazione che la legge può prevedere esecutività diversa per i provvedimenti dell'esecuzione.
art. 650 cod. proc. pen.
Richiamato quale principio che le sentenze (di cognizione) hanno forza esecutiva quando siano divenute irrevocabili, distinto dai provvedimenti del giudice dell'esecuzione.
Giurisprudenza - Sez. 1, n. 13398/2013 (Milacic)
Affermata la regola secondo cui va fatto riferimento al momento immediatamente precedente la maturazione del dies ad quem: è sufficiente che una causa ostativa sia perfezionata illo tempore perché l'estinzione della pena non abbia luogo.
Sezioni Unite, n. 9864/1988 (Rosso)
Pronuncia storica che distingue natura costitutiva della dichiarazione di abitualità resa in sentenza (efficacia ex nunc) e natura dichiarativa di quella presunta; la Corte ricorda la portata contestualizzandola al diverso problema dell'esecutività dei provvedimenti di esecuzione.
Massime di principio
- Nel giudizio di esecuzione rileva che la causa ostativa all'estinzione della pena sia perfezionata prima della scadenza del termine (il momento "illo tempore"): non è necessario che il provvedimento che accerta la causa sia già divenuto irrevocabile.
- La distinzione tra natura "costitutiva" (dichiarazione giudiziale di abitualità) e "dichiarativa" (abitualità presunta) ha rilievo per stabilire il momento di formazione dello status in sede di cognizione, ma non impedisce che un provvedimento del magistrato di sorveglianza, adottato prima del dies ad quem, osti all'estinzione della pena nel processo esecutivo.
- I provvedimenti del giudice dell'esecuzione e del magistrato di sorveglianza sono generalmente efficaci/esecutivi al momento della loro adozione e l'impugnazione non sospende l'esecuzione, salvo diversa disposizione del giudice (art. 666 e art. 680 c.p.p.).
- Per valutare se sussiste una causa impeditiva dell'estinzione della pena occorre riferirsi al quadro probatorio e temporale immediatamente precedente la scadenza del termine di estinzione; decisioni o fatti intervenuti anteriormente e giudicati dall'autorità competente possono bloccare l'estinzione anche se non definitivi.
- In situazioni analoghe conviene verificare: a) data di irrevocabilità della sentenza di condanna; b) data di adozione del provvedimento del magistrato di sorveglianza o di altra autorità che accerta abitualità/recidiva; c) se l'accertamento contiene una valutazione concreta di pericolosità/predisposizione al reato; d) se l'impugnazione del provvedimento di esecuzione ha effetto sospensivo (di norma no).
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