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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39853/2022 del 21/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Milano (04/03/2022) che aveva disposto sequestro preventivo su somme fino a euro 949.040,00 ritenute profitto del reato contestato ex art. 452‑quaterdecies c.p. Il ricorrente articolava cinque motivi: 1) censura sulla sussistenza del fumus delicti e sulla qualificazione dei cosiddetti SOA3 come rifiuti anziché sottoprodotti (richiamando art. 185 TUA, art. 184‑bis d.lgs. 152/2006, Reg. CE 1069/2009 e normativa attuativa); 2) vizio nell'applicazione degli artt. 321 c.p.p., 240 e 452‑quaterdecies c.p. con riferimento agli elementi posti a fondamento del sequestro e alla determinazione del profitto confiscabile; 3) omissione di valutazione sull'elemento soggettivo del reato (mancata volontà di disfarsi dei materiali e danno all'azienda); 4) censura sulla quantificazione del profitto confiscabile e sulla natura di truffa relativa agli incentivi erogati dal GSE (richiamando art. 640‑bis c.p. e presupposti per la confisca del profitto); 5) carenza di autonomia di giudizio e sovrapponibilità testuale delle ordinanze emesse sui diversi casi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. In particolare: i primi, il secondo e il quarto motivo sono stati ritenuti inammissibili in quanto si sostanziano in censure di merito e valutazioni fattuali non sindacabili in sede di legittimità; il terzo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato poiché il giudice del riesame può valutare l'elemento soggettivo solo se emerge "ictu oculi" e nella fattispecie non ricorreva tale evidente esclusione; il quinto motivo è inammissibile perché anch'esso attiene a valutazioni di motivazione e presunta mancanza di autonomia. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma richiamata come fondamento procedurale per il sequestro preventivo; la Corte richiama i limiti di sindacabilità in Cassazione delle misure cautelari quando le doglianze sono di merito

  • art. 452‑quaterdecies c.p.

    Norma penale relativa alle condotte contestate (illecita gestione di rifiuti o simili), oggetto della valutazione di fumus commissi delicti ai fini del sequestro

  • art. 240 c.p.

    Richiamato in relazione alla classificazione delle materie trattate e alle fattispecie di reato connesse alla gestione degli scarti

  • art. 185, comma 2, TUA (d.lgs. 152/2006)

    Norma che disciplina la gestione dei materiali avviati a biodigestore; la difesa sosteneva che non equipara automaticamente i SOA a rifiuti ma la Corte ha ritenuto la questione prevalentemente di merito

  • art. 184‑bis d.lgs. 152/2006

    Definizione e condizioni del sottoprodotto; la difesa invocava la disciplina dei sottoprodotti per escludere che i materiali fossero rifiuti, ma tale valutazione è stata rimessa al giudice di merito

  • Regolamento CE n. 1069/2009

    Normativa comunitaria sul materiale di origine animale e possibili usi per biogas; citata dalla difesa per sostenere la trasformazione in sottoprodotto idoneo

  • art. 52, comma 2‑bis, d.l. 83/2012 conv. nella L. 134/2012 e DM n. 5046/2016

    Richiamati come norme e atti che avrebbero chiarito la natura del digestato e la sua esclusione dalla disciplina dei rifiuti, ma la loro interpretazione è questione di merito non risolvibile in cassazione sul sequestro

  • art. 640‑bis c.p.

    Norma relativa alla truffa aggravata per erogazioni pubbliche, richiamata in relazione alla quantificazione degli incentivi GSE e alla natura del profitto reclamato per la confisca

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce i motivi di ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari: ammessa per carenza o apparente motivazione, non per mero vizio logico o travisamento del fatto; criterio applicato dalla Corte per dichiarare inammissibili motivi di merito

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese e all'irrogazione di sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile senza assenza di colpa nella causa di inammissibilità; applicata per sanzionare il ricorrente

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 conv. nella L. n. 176/2020

    Richiamata con riferimento alla richiesta della difesa di discussione orale del ricorso

Massime di principio

  • In Cassazione contro ordinanze di sequestro preventivo è ammessa la censura solo per violazione di legge o per mancanza/apparenza della motivazione; non è luogo per rinnovare valutazioni di merito o travisamenti del fatto.
  • Per le misure cautelari reali è sufficiente il fumus commissi delicti inteso come astratta sussumibilità del fatto nella fattispecie di reato; il giudice deve però motivare puntualmente gli elementi che consentono tale valutazione.
  • L'assenza dell'elemento soggettivo del reato può essere rilevata in sede cautelare solo se emerge 'ictu oculi'; valutazioni più articolate sull'intenzione sono riservate al merito.
  • Contestazioni riguardanti la qualificazione tecnica dei materiali (rifiuto vs sottoprodotto), la quantificazione del profitto confiscabile o l'ammissibilità di incentivi sono prevalentemente questioni di fatto o di applicazione tecnica della normativa e risultano difficilmente sindacabili in Cassazione se dipendono dalla valutazione probatoria del giudice a quo.
  • Ricorrere in Cassazione in materia cautelare comporta rischio di condanna alle spese e di sanzione pecuniaria se il ricorso è dichiarato inammissibile e non sussiste assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità; conviene quindi concentrare il motivo su violazioni di diritto chiare e non su rinnovate valutazioni probatorie.

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