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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16493/2025 del 02/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione del decreto che ha confermato la confisca di un appartamento acquistato il 30/01/1998 dalla sig.ra Acconciagioco, ritenuta riconducibile a provvista illecita derivante dall'appartenenza di Armando Orlando al clan camorristico Nuvoletta. I ricorrenti hanno dedotto che i redditi prodotti dalla societa Dybbs s.a.s. (costituita nel 1991) e gli altri redditi leciti dell'Orlando giustificavano l'acquisto, che la partecipazione mafiosa accertata dalle sentenze riguarda un periodo successivo (dall'anno 1998) e che indagini straniere si erano concluse con assoluzioni; hanno segnalato omissioni e carenze motivazionali nella valutazione degli elementi di prova documentali prodotti dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento impugnato con rinvio. Ha ritenuto che la motivazione della Corte napoletana fosse incompleta e non avesse dato adeguata risposta alle censure difensive: mancava una valutazione analitica e motivata degli elementi documentali (estratti contributivi, redditi dichiarati, consulenza di parte) e non era dimostrata in modo rigoroso la derivazione causale dell'acquisto dell'immobile da provvista illecita. Si è inoltre richiamato il principio secondo cui la confisca di prevenzione può colpire beni acquistati fuori dal periodo di pericolosità provata solo se sussiste una pluralità di indici fattuali rigorosi e univoci che colleghino il bene alla provvista illecita.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La sentenza fa riferimento alla condanna per associazione di tipo mafioso ai fini della valutazione della pericolosità qualificata del proposto; tale accertamento temporale è centrale per delimitare l'ambito temporale della confisca di prevenzione.

  • confisca di prevenzione (massima giurisprudenziale e principi costituzionali)

    La confisca di prevenzione è ammessa limitatamente ai beni acquistati in costanza della pericolosità sociale o, se acquistati prima o dopo, solo se sussiste una pluralità di indici fattuali che dimostrino la diretta derivazione dalle provviste illecite; l'onere probatorio aumenta con l'intervallo temporale.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 24 del 2019

    Richiamata come orientamento che delimita i confini costituzionali e convenzionali della confisca di prevenzione, imponendo garanzie in ordine alla temporaneità e alla correlazione tra pericolosità e acquisizioni patrimoniali.

  • Cass. Sez. 6, n. 36421 del 06/09/2021 (Palmeri, Rv. 281990 - 01)

    Richiama il principio che la dimostrazione del nesso causale tra provvista illecita e acquisti patrimoniali richiede indici via via più rigorosi quanto maggiore è il lasso di tempo tra la cessazione della pericolosità e l'acquisto del bene.

Massime di principio

  • La confisca di prevenzione è strettamente ancorata al periodo di pericolosità sociale accertata: beni acquistati fuori da quel periodo richiedono prova rigorosa e plurima del nesso causale con provvista illecita.
  • Non è sufficiente fondare la confisca sulla mera incapienza reddituale o su un effetto induttivo: il giudice deve motivare analiticamente e confrontare specificamente le prove documentali fornite dalla difesa.
  • Quando sussiste un significativo intervallo temporale tra l'acquisto del bene e il periodo di accertata partecipazione a un sodalizio mafioso, il grado di prova richiesto per collegare il bene alla provvista illecita aumenta sensibilmente.
  • Elementi documentali quali dichiarazioni dei redditi, estratti contributivi, documentazione societaria e consulenze economiche devono essere valutati e censiti espressamente; l'omessa considerazione può determinare annullamento e rinvio.
  • Le risultanze di procedimenti esteri o altri procedimenti penali devono essere esaminate nel dettaglio e tenute in conto; riferimenti generici a indagini straniere senza valutazione delle determinazioni dei giudici stranieri non sono sufficienti.
  • In caso di dubbio o di carenza motivazionale sul nesso tra risorse e provenienza illecita, la Corte di legittimità tende ad annullare e rinviare per un nuovo esame di merito più analitico.

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