Sentenza del 28/01/2022 n. 2599 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Impugnazione dell'avviso d'accertamento relativo all'anno 2008 per il disconoscimento di spese contabilizzate a titolo di pubblicità per Euro 199.880,00 corrisposte al Sig. P. (artista) e ritenute non inerenti all'attività di intermediazione commerciale della società. La controversia verte sulla riconoscibilità/deducibilità di tali spese e sulla congruità/antieconomicità delle stesse rispetto al volume d'affari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della B. F. Company. Ha confermato la riforma operata dalla Commissione tributaria regionale che aveva accolto le censure dell'Agenzia delle entrate ritenendo le spese pubblicitarie non inerenti: la decisione ha valorizzato la mancanza di prova dell'utilità economica del servizio pubblicitario per l'attività della società e l'incongruità/antieconomicità della spesa rispetto al profilo operativo dell'impresa. Sono stati respinti anche i motivi relativi a vizi di sottoscrizione dell'atto di appello (presunzione di legittimità e appartenenza del sottoscrittore all'Ufficio salvo prova contraria) e le censure sulla motivazione della sentenza di merito, ritenute non idonee alla cassazione alla luce della limitazione del sindacato prevista dall'art. 360 c.p.c., n. 5, come riformulato. Ricorrente condannata alle spese processuali.
Norme richiamate
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36
Richiamato nel motivo di nullità per motivazione apparente; Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza di merito sufficiente e non nulla.
art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4, 5
Usato come parametro di ammissibilità dei motivi di cassazione: n.3 e n.4 richiamati per vizio di diritto e motivazione; n.5 (nella nuova formulazione dopo riforma) limita il sindacato di legittimità sulle motivazioni di merito, consentendo la cassazione solo per omesso esame di fatto decisivo o per casi estremi di carenza o manifesta contraddittorietà della motivazione.
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 108 e 109
Art.109 richiamato nel dibattito sul concetto di inerenza: la Corte ha richiamato la giurisprudenza che interpreta l'inerenza come rapporto tra costo e impresa/attività potenzialmente idonea a produrre utili, valorizzando anche un giudizio qualitativo (congruità/antieconomicità come indici).
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 19
Richiamato tra le norme contestate; non ha avuto rilievo decisivo diverso da quanto già sviluppato sul tema dell'inerenza/deducibilità.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 11 e 53
Invocati nei motivi relativi a vizi procedurali; la Corte ha ritenuto infondate le censure procedurali prospettate (in particolare la sottoscrizione/delega dell'atto d'appello).
art. 384 c.p.c., comma 4
Citato in relazione alla correzione della motivazione: la Corte ha rettificato alcune formule della motivazione ma ha ritenuto i rilievi sul vizio di sottoscrizione infondati.
Cost., art. 111 e art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4
Richiamati per i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione: la motivazione è valutata alla stregua del 'minimo costituzionale' e deve essere priva di mancanze essenziali, motivazione apparente o manifesta contraddittorietà per poter essere censurata in Cassazione.
D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. L. 7 agosto 2012, n. 134
Riforma che ha inciso sull'art. 360 c.p.c., n.5; la Corte ha applicato il nuovo limite al sindacato sul vizio di motivazione.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, commi 1-quater e 1-bis
Norme richiamate in dispositivo per il pagamento del contributo unificato e relative formalità a carico del ricorrente.
Massime di principio
- Per la deducibilità delle spese pubblicitarie è necessario provare l'inerenza: non basta la mera contabilizzazione; il contribuente deve documentare e dimostrare l'utilità (anche potenziale) dell'investimento per l'attività d'impresa.
- La congruità e l'antieconomicità della spesa costituiscono indici rilevanti (seppur non esclusivi) per valutare la mancanza di inerenza: spese sproporzionate rispetto al volume d'affari possono legittimare il disconoscimento.
- Le valutazioni qualitative del giudice su rapporto costo-attività (inerenza) sono sindacabili in Cassazione solo nei limiti previsti dall'art. 360 c.p.c., n.5: occorre dimostrare omissione di un fatto storico decisivo o una manifesta assenza di motivazione.
- Gli atti di impugnazione provenienti dagli Uffici periferici dell'Agenzia delle entrate si presumono validi e rappresentativi della volontà dell'Ufficio; la contestazione della sottoscrizione/delega richiede prova dell'usurpazione o dell'appartenenza non reale del sottoscrittore.
- Nelle contestazioni su spese promozionali rivolte a pubblici di nicchia occorre dimostrare il concreto collegamento tra il target dell'evento pubblicitario e la clientela o gli obiettivi commerciali dell'impresa; altrimenti l'Amministrazione può contestare la non idoneità dell'investimento a produrre ricavi.
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