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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2036/2022 del 18/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Gioacchini era stato imputato, in concorso con l'amministratore di fatto Piccioni Franco, del reato di bancarotta fraudolenta documentale in relazione al fallimento della Laci s.r.l. (fallimento del 23/04/2009). Si contestava l'occultamento o la mancata consegna al curatore delle scritture contabili, che l'imputato aveva giustificato affermando di averle consegnate a un terzo (Volpini Cristiano) interessato all'acquisto della società; tale terzo era però risultato irreperibile e la spiegazione ritenuta non attendibile. La Corte d'appello di Perugia, in sede di rinvio, confermò la sottrazione delle scritture e ravvisò il dolo specifico (volontà di recare pregiudizio ai creditori) ritenendo inverosimile la versione difensiva; la difesa ricorse per cassazione denunciando violazione della precedente sentenza di annullamento e difetto di motivazione rispetto all'elemento soggettivo, oltre a vizio nella determinazione delle pene accessorie.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché "il fatto non costituisce reato". I giudici hanno ritenuto che, pur accertata la non attendibilità della giustificazione data dall'imputato e la sottrazione delle scritture, i giudici di merito non hanno indicato elementi positivi, neppure indiziari, idonei a provare il dolo specifico richiesto dalla fattispecie (lo "scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori"). Considerata l'ampiezza delle valutazioni già svolte in tre gradi di giudizio e l'assenza di elementi ulteriori acquisibili in sede di rinvio, la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio.

Norme richiamate

  • norma sulla bancarotta fraudolenta documentale (legge fallimentare)

    scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori

    la Corte ha ritenuto che la norma richiede un dolo specifico positivo (volontà di procurare un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori); la sola sottrazione delle scritture o l'inverosimiglianza della giustificazione non sono, di per sé, sufficienti a dimostrare tale elemento soggettivo se non supportate da ulteriori elementi indiziari o positivi

Massime di principio

  • Per la bancarotta fraudolenta documentale è indispensabile provare il dolo specifico: non basta dimostrare la mancanza o la sottrazione della contabilità, occorrono elementi che colleghino tale condotta alla volontà di procurare un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori.
  • La non attendibilità della versione difensiva (es. consegna a un terzo irreperibile) è rilevante ma da sola non prova l'animus fraudolento; è necessario integrare con indizi concreti (tempistiche, vantaggi patrimoniali, atti concludenti, modalità di occultamento, contatti con terzi beneficiari, ecc.).
  • La posizione formale di amministratore o la sua svolta in termini solo apparenti non sono sufficienti a dimostrare il dolo specifico: serve una connessione probatoria tra ruolo e intenzione fraudolenta.
  • Se più gradi di giudizio hanno già esaminato approfonditamente le prove senza emergere elementi nuovi o significativi sul dolo specifico, la Cassazione può annullare senza rinvio per insussistenza del reato.
  • In casi simili la difesa dovrebbe puntare a evidenziare la possibile spiegazione non dolosa (es. negligenza, custodia affidata a terzi, perdita involontaria), mentre l'accusa deve reperire e valorizzare elementi diretti o indiziari forti che mostrino il vantaggio o il danno voluto.
  • La motivazione giudiziaria deve sempre collegare esplicitamente i fatti accertati all'elemento soggettivo richiesto dalla norma; valutazioni generiche o contraddittorie possono determinare l'annullamento della sentenza per carenza di prova del dolo.

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