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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4288/2024 del 31/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di detenzione domiciliare e aveva rigettato l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale per reato ostativo (traffico di stupefacenti, art.73 e 80 d.P.R. 309/1990, con possesso di circa 13 kg di cocaina). Il ricorrente censura violazione dell'art.133 c.p. e vizio motivazionale: il Tribunale avrebbe basato il rigetto soprattutto sul titolo di reato e su generiche informazioni di polizia giudiziaria senza indicare le fonti, non avrebbe considerato la condotta successiva al fatto (costituzione volontaria, regolare periodo agli arresti domiciliari, svolgimento di attività lavorative) né la relazione favorevole dell'equipe e altri atti (relazione di sintesi del 20/03/2023 e provvedimento di liberazione anticipata del 28/02/2023).

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo fondato il primo motivo. Ha richiamato il principio secondo cui la gravità del reato non può di per sé avere valore decisivo negativo ai fini dell'affidamento in prova e che è indispensabile valutare la condotta successiva del condannato e gli elementi positivi emergenti dall'osservazione. La sentenza ha rilevato che il Tribunale di sorveglianza si è fondato prevalentemente sul titolo di reato e su informazioni di PS generiche non indicate con precisione e non ha tenuto conto della relazione dell'equipe favorevole. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il processo per nuovo giudizio al Tribunale di sorveglianza di Catania.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), art. 4

    Citato in relazione alla qualificazione del reato ostativo; la Corte non nega la rilevanza dell'ostativita' ma richiama l'esigenza di valutare anche la condotta successiva e altri elementi per il giudizio prognostico

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, artt. 73 e 80, comma 2

    Norme che incriminano il traffico di stupefacenti e prevedono le fattispecie contestate; la gravità del reato rileva ma non può automaticamente determinare il rigetto dell'affidamento senza valutazione della condotta successiva

  • Codice penale, art. 133

    Richiamato dal ricorrente per censurare il modo di applicazione delle circostanze e della personalita'; la Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia adeguatamente valutato la condotta post-delicti come previsto dalla giurisprudenza interpretativa del giudizio prognostico

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (Sez.1, n.1410/2019 e altre pronunce)

    Sez.1, n.1410 del 30/10/2019; Sez.1, n.50921 del 27/11/2013; Sez.1, n.4390 del 20/12/2019

    La Corte ha richiamato precedenti secondo cui: la gravita' del reato non puo' da sola escludere l'affidamento; il tribunale deve valutare la condotta successiva e gli elementi positivi; le informazioni fornite da organi di P.S. possono essere recepite ma devono essere indicate con precisione nel provvedimento

Massime di principio

  • La gravità del reato, i precedenti e l'ostatività non possono da soli giustificare il rigetto dell'affidamento in prova: va valutata anche la condotta tenuta dopo il fatto.
  • Le informazioni di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza, se utilizzate per il giudizio, devono essere richiamate nel provvedimento con indicazione precisa della fonte e degli atti in cui sono versate.
  • Le relazioni dell'equipe e gli atti favorevoli (es. relazioni di sintesi, provvedimenti di liberazione anticipata, comportamento carcerario, lavoro svolto) devono essere effettivamente considerati e motivatamente valutati dal giudice nel bilancio prognostico.
  • Il giudizio prognostico per l'affidamento richiede la ricerca di elementi positivi di rieducazione e la verifica dell'avvio di un processo critico rispetto al passato, non la prova di una trasformazione completa.
  • Se la motivazione del tribunale è carente o si fonda su elementi generici, la Corte può annullare e rinviare per un nuovo esame con motivazione adeguata.

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