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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34325/2025 del 21/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva respinto il riesame del decreto di sequestro preventivo della somma di euro 313.525,00 rinvenuta nell'abitazione della ricorrente. I difensori hanno dedotto un unico motivo, ai sensi dell'art. 173 disp. att. c.p.p., denunciando la violazione di legge riguardo alla sussistenza del fumus commissi delicti relativo all'art. 648 c.p. (ricettazione). La censura principale è che il Collegio cautelare avrebbe compiuto un'interpretazione pregiudizievole e parziale delle intercettazioni, trascurando contesti favorevoli alla ricorrente (es. rifiuto di somme mensili di 500 euro, conversazioni che potrebbero riferirsi a causali diverse dal mantenimento) e basandosi su mere congetture per ritenere l'illiceità della provenienza del denaro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi non consentiti e comunque manifestamente infondati. Ha ritenuto che il ricorso contestava valutazioni di merito e una presunta illogicità della motivazione, profili non ricompresi nella nozione di "violazione di legge" ammessa in cassazione salvo vizi motivazionali radicali. La Corte ha ritenuto invece che l'ordinanza impugnata contenesse una motivazione effettiva ed esauriente sul fumus, fondandola sul contesto investigativo: collegamenti familiari con soggetti condannati per narcotraffico (Di Michele Nicolò), il ruolo e le comunicazioni intercettate dei componenti della famiglia Lo Presti, e conversazioni dalle quali emergeva che il denaro era custodito presso l'abitazione della ricorrente e proveniente da attività di spaccio. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, con pronunciamento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    La Corte richiama la necessità che, ai fini del fumus per il reato di ricettazione, sia individuata almeno la tipologia del reato presupposto (es. traffico di stupefacenti). Non è richiesta la ricostruzione integrale di tutti gli estremi storici, ma devono emergere elementi significativi che colleghino la provenienza dei beni a un'attività illecita.

  • art. 416-bis c.p.

    Il contesto di appartenenza a un sodalizio mafioso e la gestione dei proventi dell'associazione sono stati considerati rilevanti per fondare il fumus relativo alla provenienza illecita delle somme; l'aggravante associativa rafforza la valutazione del carattere illecito dei proventi.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamata quale norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari: il ricorso è ammesso per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere incomprensibile il percorso logico-giustificativo del giudice.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    La Corte chiarisce che la mera illogicità manifesta della motivazione, pur censurabile nell'ambito del sindacato di legittimità, non è automaticamente riconducibile a violazione di legge se non assume i connotati di un vizio radicale dell'apparato argomentativo.

  • art. 616 c.p.p.

    Applicata per disporre le statuizioni conseguenti all'inammissibilità del ricorso, tra cui la condanna alle spese processuali e la liquidazione a favore della Cassa delle Ammende.

  • Giurisprudenza citata (Sez. U. n. 25932/2008, Ivanov e altre pronunce)

    La Corte richiama orientamenti di legittimità che definiscono i limiti del sindacato in cassazione sui provvedimenti cautelari: il ricorso è ammissibile soltanto per violazione di legge (in senso ampio) o per vizi motivazionali tali da rendere il provvedimento privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza.

Massime di principio

  • In sede di impugnazione di un sequestro preventivo il ricorso per cassazione deve fondarsi su profili di violazione di legge o su vizi motivazionali radicali; semplici diatribe circa la valutazione delle prove non sono ammissibili.
  • Per ritenere il fumus commissi delicti rispetto alla provenienza illecita di somme ingenti non basta la sola discrepanza tra denaro rinvenuto e redditi dichiarati: è necessario almeno individuare la tipologia del reato presupposto o elementi probatori che colleghino i fondi a specifiche attività illecite.
  • Il contesto investigativo circostanziato (collegamenti familiari con soggetti coinvolti in narcotraffico, intercettazioni che indicano gestione o custodia di proventi illeciti, condanne connesse) può integrare gli "elementi ulteriori" richiesti per fondare il fumus.
  • Nell'esame delle intercettazioni la valutazione complessiva del contenuto e del contesto prevale sull'analisi di frasi isolate: dubbi interpretativi su singoli passaggi devono essere contrastati con l'insieme delle conversazioni e degli altri elementi investigativi.
  • Chi impugna un provvedimento cautelare in Cassazione dovrebbe mirare a dimostrare l'assenza di una motivazione minima, contraddittorietà insanabile o errore di diritto, poiché la Corte non rimedia a semplici valutazioni di merito.

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