Sentenza n. 1193/2026 - Bologna, Sezione 1
per l'annullamento - del decreto del Questore della Provincia di Bologna datato 25 gennaio 2023 e notificato in data 3 marzo 2023, recante rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno per mancanza dei requisiti di legge; - di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale e di ogni altro provvedimento presupposto o successivo a quello sopraindicato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato/attesa occupazione, fondato su una condanna per reato in materia di stupefacenti ritenuto automaticamente ostativo
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha dedotto l'illegittimità del diniego per violazione degli artt. 4 e 5 del d.lgs. 286/1998, eccesso di potere, ingiustizia manifesta, disparità di trattamento, irragionevolezza, omessa valutazione ed erroneità della motivazione, violazione del principio di uguaglianza, dell'art. 35 Cost. e del diritto all'unità familiare. In particolare, ha contestato che la Questura avesse attribuito alla condanna penale un'efficacia automaticamente ostativa senza svolgere una valutazione concreta della pericolosità attuale, senza ponderare complessivamente la sua situazione e senza considerare i legami familiari in Italia, costituiti dalla compagna e dalla figlia, la stabile abitazione, la durata e il radicamento sul territorio e l'attività lavorativa lecita. La condanna riguardava il reato di cui all'art. 73, comma 4, d.P.R. 309/1990, con pena di due anni e otto mesi di reclusione e 14.000 euro di multa. Il ricorrente ha inoltre lamentato la violazione della tutela dell'unità familiare riconosciuta dal diritto nazionale, dall'art. 8 CEDU e dalla Convenzione di New York. Il provvedimento, pur dando atto della presentazione di memorie, si era limitato ad affermare che da esse non emergeva alcun elemento utile per una rivalutazione positiva, senza esaminare specificamente il nucleo familiare e gli altri elementi personali rappresentati.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, rivedendo nel merito la valutazione negativa espressa nella fase cautelare, e ha annullato il diniego di rinnovo. Ha ritenuto che, sebbene l'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998 qualifichi come ostative le condanne per reati in materia di stupefacenti, l'art. 5, comma 5, dello stesso decreto impone una valutazione della natura e dell'effettività dei vincoli familiari, dei legami con il Paese d'origine e della durata del soggiorno in Italia quando lo straniero abbia legami familiari sul territorio nazionale. Tale obbligo valutativo opera anche per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013, che ha esteso la tutela agli stranieri aventi legami familiari in Italia, non soltanto a quelli ricongiunti o ricongiunti con i familiari. La Questura aveva invece applicato in modo automatico l'effetto ostativo della condanna, omettendo di considerare gli elementi familiari già rappresentati in sede procedimentale e di effettuare il necessario bilanciamento tra sicurezza pubblica e diritto alla vita familiare. Il giudice ha quindi disposto il riesame dell'istanza nel rispetto dell'effetto conformativo della sentenza, senza sostituirsi all'Amministrazione nella nuova valutazione discrezionale. Le spese sono state compensate, in ragione della necessità di una nuova valutazione amministrativa e della presenza della condanna per reato ostativo.
Norme richiamate
art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998
Non è ammesso in Italia lo straniero ... che risulti condannato ... per reati inerenti gli stupefacenti ...
La condanna per un reato in materia di stupefacenti costituisce, in linea generale, causa ostativa all'ingresso e al soggiorno; tuttavia, in presenza di legami familiari in Italia, l'automatismo deve essere coordinato con la valutazione imposta dall'art. 5, comma 5, del medesimo decreto.
art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998
Nell'adottare il provvedimento di rifiuto ... si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato ... nonché ... della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale.
Impone all'Amministrazione di valutare i vincoli familiari effettivi, i legami con il Paese d'origine e la durata del soggiorno in Italia; tale valutazione si applica anche allo straniero che abbia legami familiari sul territorio nazionale.
art. 73, comma 4, d.P.R. 309/1990
La condanna per tale reato in materia di stupefacenti era stata posta dalla Questura a fondamento del diniego quale precedente penale ostativo.
sentenza Corte costituzionale 3-18 luglio 2013, n. 202
Ha dichiarato illegittimo l'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998 nella parte in cui limitava la valutazione discrezionale agli stranieri ricongiunti o familiari ricongiunti, escludendo quelli che avessero legami familiari nel territorio dello Stato.
art. 8 CEDU
La tutela della vita familiare costituisce parametro per il bilanciamento tra l'interesse pubblico alla sicurezza e la posizione dello straniero e dei suoi congiunti.
art. 35 Cost.
Richiamato dal ricorrente quale parametro costituzionale asseritamente violato; la sentenza non ne sviluppa un'autonoma interpretazione decisiva.
Massime di principio
- In presenza di una condanna per un reato astrattamente ostativo ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998, l'Amministrazione non può limitarsi ad applicare automaticamente il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno quando lo straniero abbia legami familiari in Italia.
- L'art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998, interpretato alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013, impone di valutare la natura e l'effettività dei vincoli familiari, i legami familiari e sociali con il Paese d'origine e la durata del soggiorno in Italia anche nei confronti dello straniero non formalmente ricongiunto.
- Il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno deve risultare da una valutazione concreta e motivata, comprensiva degli elementi familiari rappresentati dall'interessato in sede procedimentale; l'omessa considerazione di tali elementi determina l'illegittimità del provvedimento.
- Il bilanciamento tra tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e diritto alla vita familiare deve essere effettuato dall'Amministrazione; il giudice amministrativo può sindacare la decisione quando presenti manifesti deficit di ragionevolezza, senza sostituirsi all'Amministrazione nella riedizione del potere.
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