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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23571/2024 del 12/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La parte civile ha proposto ricorso limitatamente agli effetti civili deducendo: 1) errata applicazione della legge penale, perché la Corte d'appello avrebbe escluso l'elemento materiale del reato ritenendo erroneamente che l'art. 615-ter c.p. sia un reato di danno e non di pericolo, mentre la giurisprudenza ritiene che si perfezioni con il mero accesso non autorizzato al sistema informatico; 2) vizi di motivazione riguardo alla ritenuta insussistenza dell'abusività degli accessi: la Corte d'appello avrebbe assunto, in modo apodittico, che l'autorizzazione concessa all'imputato fosse illimitata nel tempo in forza di clausole contrattuali collegate alla cessione del ramo d'azienda, travisando le risultanze probatorie e la consulenza tecnica e trascurando la durata, il numero e le modalità degli accessi contestati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al secondo motivo. Ha censurato la motivazione della Corte d'appello come apodittica, lacunosa e in parte illogica: in particolare la Cassazione ha rilevato che l'appello non ha adeguatamente dimostrato il collegamento isolato tra l'apertura dell'utenza e il contratto di cessione, ha travisato la portata della clausola contrattuale sulla cessione delle "informazioni" e non ha motivato perché l'autorizzazione originaria dovesse ritenersi illimitata nel tempo. La Suprema Corte ha altresì sottolineato la mancata valutazione del lungo arco temporale e della reiterazione degli accessi. Per tali lacune la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente agli effetti civili e la causa è stata rinviata al giudice civile competente in grado d'appello per nuovo giudizio; la liquidazione delle spese per questo grado è stata demandata al giudice di rinvio.

Norme richiamate

  • Codice Penale, art. 615-ter

    Norma che sanziona l'accesso abusivo a un sistema informatico o telematico; la giurisprudenza di legittimità considera il reato di pericolo, perfezionandosi con il mero accesso contrario alla volontà del titolare, indipendentemente dal concreto pregiudizio.

  • Codice Penale, art. 81, comma 2

    Richiamato nel capo di imputazione in relazione alla reiterazione/continuazione del fatto (concetto di continuazione tra reati).

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017, Troise, Rv. 272430)

    Principio secondo cui la Corte d'appello che riforma in senso assolutorio non è tenuta a rinnovare l'istruzione dibattimentale ma è obbligata a fornire una motivazione puntuale e adeguata, eventualmente riassumendo la prova dichiarativa decisiva.

Massime di principio

  • L'art. 615-ter c.p. tutela il pericolo per il sistema informatico: il mero accesso non autorizzato è idoneo a integrare il reato anche senza dimostrare un danno concreto.
  • La portata di una clausola contrattuale che riconosce a terzi il diritto di ottenere "informazioni" non va automaticamente interpretata come diritto permanente e autonomo di accesso al server originario; va verificato se il contratto attribuisce il potere di prelevare dati o solo l'obbligo della cedente di consegnarli.
  • In caso di disaccordo tra giudici di primo e secondo grado la Corte d'appello che assolve deve motivare in modo esaustivo le ragioni della diversa valutazione delle prove, soprattutto quando si tratta di decisioni che revocano statuizioni civili antecedenti.
  • La durata del rapporto contrattuale e i limiti temporali dell'autorizzazione all'accesso sono elementi decisivi per valutare l'abusività degli accessi: un'autorizzazione legittima durante il rapporto può cessare con la risoluzione o il termine del medesimo.
  • La reiterazione e l'arco temporale degli accessi (numero, frequenza, periodo) costituiscono indizi rilevanti della natura abusiva e della perdita di qualsiasi giustificazione originaria.
  • Se la motivazione della Corte d'appello risulta apodittica o omissiva in punti decisivi, la Corte di Cassazione può annullare la sentenza limitatamente agli effetti civili e rinviare per un nuovo giudizio civile.

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