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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 456/2023 del 10/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno proposto ricorso straordinario per presunto errore di fatto avverso la sentenza della Corte di Cassazione che aveva rigettato la richiesta di revocazione, ai sensi dell'art. 28 d.lgs. n. 159/2011, della confisca di beni formalmente intestati ai ricorrenti e disposta nel procedimento di prevenzione a carico di Giuseppe Amedeo Arcerito. Hanno dedotto: 1) necessità di rimessione alle Sezioni Unite sulla proponibilità della revocazione in materia di misure di prevenzione reali; 2) esistenza di prove testimoniali acquisite dopo la confisca da considerarsi novità; 3) che i beni erano pervenuti al patrimonio dei ricorrenti in un periodo in cui Giuseppe Arcerito non era ritenuto parte della consorteria; 4) mancanza di prova dell'incapacità patrimoniale dei ricorrenti; 5) che le opere erano modeste e potevano essere finanziate con proventi leciti (locazioni); 6) assenza di qualsiasi elemento, anche indiziario, di provenienza illecita per l'acquisto dei beni; 7) silenzio della sentenza sul valore dei beni confiscati.

La decisione

La Presidenza della Repubblica ha dichiarato i ricorsi inammissibili. La decisione rileva che le censure mosse non configurano errori di fatto ma, al più, valutazioni critiche sui fatti e sulla prova, cioè meri errori di valutazione estranei all'ambito del ricorso straordinario per errore di fatto. La Corte richiama la giurisprudenza consolidata che esclude la proponibilità del ricorso per errore di fatto avverso decisioni della Cassazione intervenute ante iudicatum e, specificamente, su misure di prevenzione e confische. Conseguentemente i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al pagamento, ciascuno, della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011 (codice antimafia)

    L'art. 28 disciplina la revocazione della misura di prevenzione; i ricorrenti hanno chiesto la revocazione ex art. 28, ma la Corte ha ritenuto che le doglianze formulate non rientrassero nell'ambito del ricorso per errore di fatto contro la decisione della Cassazione

  • Sez. U., sent. n. 13199 del 21/07/2016 (giurisprudenza di legittimità)

    Principio secondo cui il ricorso straordinario per errore di fatto non è proponibile avverso decisioni della Cassazione intervenute ante iudicatum o su questioni processuali che non incidono sull'accertamento della responsabilità; la decisione è stata richiamata per escludere la proponibilità del ricorso in materia di misure di prevenzione

  • Sez. 5, sent. n. 43416 del 17/07/2009

    Giurisprudenza che afferma l'inammissibilità del ricorso straordinario per errore di fatto avverso decisioni in materia di confisca dei beni; utilizzata per consolidare il criterio di inammissibilità

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per errore di fatto è inammissibile quando mira a contestare decisioni della Corte di Cassazione che hanno natura 'ante iudicatum' o riguardano misure di prevenzione e confische: le critiche devono essere inquadrate come questioni di diritto e non come valutazioni di fatto.
  • Le censure che consistono in apprezzamenti sulla valutazione della prova o sulla valutazione dei fatti (merce valutativa) non integrano l'errore di fatto idoneo a fondare il ricorso straordinario; tali profili vanno impugnati nei rimedi previsti nei termini e modi processuali ordinari o, se possibile, con specifiche istanze di revisione/revocazione previste dalla normativa di settore.
  • La produzione di 'prove nuove' successive alla confisca può legittimare richieste di revocazione o altri rimedi solo se ammesse e valorizzate secondo le regole sostanziali e processuali applicabili; non basta lamentare il silenzio della sentenza senza inquadrarlo nel rimedio procedurale corretto.
  • In materia di misure patrimoniali preventive, è essenziale distinguere fra mancanza di prove della provenienza illecita (questione di fatto) e questioni di diritto sull'applicabilità delle norme: le impugnazioni andranno formulate su questi ultimi profili per non incorrere in inammissibilità.
  • Quando si ritiene sussistere un conflitto interpretativo rilevante (es. proponibilità della revocazione), la strada corretta è prospettare il dubbio di diritto con ricorso o istanza che consenta la pronuncia delle Sezioni Unite o l'intervento del giudice competente sulle questioni di diritto, evitando di mascherare la richiesta come semplice errore di fatto.

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