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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10502/2025 del 17/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario per errore di fatto avverso la sentenza della Corte di cassazione del 06/06/2024 che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Catania (26/04/2023) che confermava la condanna per partecipazione all'associazione mafiosa ("Cosa nostra", clan Brunetto). Il difensore sosteneva che la Corte aveva commesso una svista ritenendo che il ricorrente non avesse prodotto un certificato del DAP che escludesse periodi di codetenzione con il collaboratore Vinciguerra; in realtà Di Grazia era in stato di libertà nel periodo contestato (la contestazione associativa riguardava il 2013-2014, Vinciguerra dichiarava un incontro nel 2012, mentre Di Grazia è stato ristretto dal 2016), quindi non poteva esserci codetenzione. Tale errore percettivo, secondo la difesa, avrebbe inciso sulla valutazione della rilevanza delle dichiarazioni di Vinciguerra e, di conseguenza, sulla qualificazione del fatto (sussistenza dell'associazione vs. favoreggiamento).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha riconosciuto l'esistenza di un errore percettivo riguardo alla valutazione del certificato DAP, ma ha ritenuto tale errore non decisivo ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p., poiché la condanna di Di Grazia si fondava anche e soprattutto su plurime e significative intercettazioni nelle quali emergono comportamenti concreti (es. tentativi di rimuovere videosorveglianza e microspie, coordinamento con esponenti del clan, depistaggi) che attestano la partecipazione all'associazione. Dunque la rettifica del fatto erroneamente percepito non avrebbe mutato l'esito del giudizio. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio del ricorso straordinario per errore di fatto è applicabile solo per errori materiali o percettivi nella lettura degli atti (non per errori di diritto) e va dichiarato rilevante solo se l'errore è decisivo, ossia avrebbe determinato una pronuncia diversa se non fosse occorso.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è ammesso soltanto per errori percettivi/materiali riguardanti la lettura degli atti e non per questioni di diritto; inoltre l'errore deve essere decisivo, cioè idoneo a determinare una pronuncia diversa.
  • Perché un errore di fatto sia rilevante deve emergere chiaramente dalla documentazione prodotta (es. certificati, estratti del DAP) e deve essere dimostrabile che la rettifica avrebbe inciso sul giudizio complessivo di responsabilità.
  • Se la condanna si fonda su prove multiple e indipendenti (es. intercettazioni gravi e circostanziate oltre alle dichiarazioni di un collaboratore), la rimozione di una singola fonte di prova (ad esempio la presunta codetenzione con un collaboratore) difficilmente sarà considerata decisiva e non basterà a ribaltare l'esito.
  • Nelle ipotesi in cui si contesta l'attendibilità di dichiarazioni di un collaboratore per assenza di codetenzione, è necessario dimostrare non solo l'assenza di codetenzione, ma anche che le dichiarazioni in questione erano essenziali e insostituibili rispetto alle altre prove acquisite.
  • In sede di impugnazione è consigliabile allegare documentazione chiara e cronologicamente precisa (certificati di detenzione, ricerche storiche del DAP, estratti datati) e spiegare espressamente il nesso di causalità tra l'errore contestato e la diversa decisione che si sostiene sarebbe spettata al giudice.

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