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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12293/2025 del 28/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi contestavano l'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta di somme ritenute profitto del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. De Santi denunciava violazioni degli artt. 216, 223, 224 L.F. e art. 321 c.p.p., contestando la carenza di "fumus commissi delicti" e l'insufficiente motivazione sul periculum in mora, nonché la confusione fra la fungibilità del denaro e la prova del nesso di pertinenzialità delle somme sequestrate al reato; sosteneva inoltre che le somme non erano entrate nel suo patrimonio o erano state utilizzate per estinguere debiti societari. Le società terze (EDILSEBINO, C.D.G., PROSPETTIVE) deducevano illegittimità del sequestro in quanto estranee al reato, l'assenza di un profitto in denaro derivante dal delitto contestato e la mancata prova del nesso di pertinenzialità e della strumentalizzazione delle società da parte dell'amministratore della fallita Riviera Srl.; osservavano altresì che la misura risultava in realtà una confisca per equivalente, non ammessa per il reato di bancarotta patrimoniale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di Cristina De Santi (con condanna alle spese) ritenendo infondate le censure sul "fumus" e sul periculum in mora con riferimento alla sua posizione: il giudice di merito aveva valutato le risultanze (intercettazioni, pagamenti verso società di cui era socia ecc.) in modo consono ai limiti del sindacato cautelare. Viceversa la Corte ha accolto i ricorsi delle società terze: ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata limitatamente al sequestro eseguito nei confronti di EDILSEBINO 1928 S.R.L., C.D.G. S.R.L. e PROSPETTIVE E SVILUPPO AZIENDA S.R.L., ordinando la restituzione delle somme agli aventi diritto, per avere il giudice di merito omesso di provare il vantaggio derivante dal reato in capo alle società e la loro mancata buona fede/autonomia rispetto all'amministratore imputato, nonché per avere erroneamente esteso principi applicati a reati tributari a una fattispecie di bancarotta senza specifici elementi di fatto. In sintesi: accoglimento parziale (annullamento senza rinvio e restituzione per le società terze); rigetto del ricorso di De Santi e condanna alle spese.

Norme richiamate

  • art. 216 L.F.

    Riferimento alla normativa fallimentare relativa alla tutela dei creditori e agli effetti delle operazioni distrattive; utilizzato come parametro per valutare gli addebiti di bancarotta fraudolenta patrimoniale.

  • art. 223 L.F.

    Richiamato nel quadro della normativa fallimentare collegata ai reati societari/fallimentari; contestualizza responsabilità e profili di rilevanza penale nella gestione patrimoniale.

  • art. 224 L.F.

    Collegato ai presupposti per l'accertamento delle condotte distrattive e degli effetti sulle masse creditori, utile per delimitare il perimetro del profitto imputabile.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma inerente al sequestro preventivo/probatorio; la decisione richiama i limiti del sindacato giudiziario sulle misure cautelari reali e la necessità di motivazione sufficiente sul fumus e sul periculum.

  • art. 240 cod. pen.

    Richiamato nella parte che riguarda la disciplina della confisca nei confronti di terzi (terzo e quarto comma menzionati nel provvedimento); la Corte sottolinea l'esigenza che, per colpire un terzo, sia provato che questi abbia ricavato un vantaggio e che non fosse in buona fede.

  • Sez. U, n. 42415/2021 (giurisprudenza delle Sezioni Unite)

    Principio interpretativo richiamato: la confisca diretta del denaro come profitto del reato va qualificata come diretta per la natura fungibile del denaro; tuttavia occorre sempre dimostrare l'accrescimento patrimoniale monetario effettivo riconducibile al reato, nonché il nesso eziologico con l'autore. La Corte ha applicato tale principio distinguendo i limiti di applicazione nei confronti di terzi non coinvolti nel reato.

Massime di principio

  • Per il denaro la confisca, quando sia effettivo profitto del reato e risulti ancora nel patrimonio del reo, si qualifica normalmente come confisca diretta a causa della natura fungibile del bene; ciò non esime dall'accertare l'effettivo accrescimento patrimoniale riconducibile al reato.
  • Il sequestro preventivo volto alla confisca diretta nei confronti di terzi richiede prova che il terzo abbia effettivamente ricavato vantaggi dal reato e che non fosse in buona fede; la semplice sovrapposizione di cariche amministrative non è sufficiente senza elementi di fatto che dimostrino strumentalizzazione o mancanza di autonomia delle società.
  • Nella valutazione del "fumus commissi delicti" il giudice deve considerare le risultanze concrete del processo e le ragionevoli contestazioni difensive, ma il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato: in cassazione vengono sindacate soprattutto le violazioni di legge o i vizi motivazionali radicali.
  • La difesa di terzi colpiti dal sequestro ha l'onere di allegare elementi chiari e non contraddittori se vuole dimostrare che le somme non sono entrate nel patrimonio o sono state comunque giustificate; affermazioni generiche richiedono prova documentale o elementi certi.
  • Non è ammessa, per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, la confisca per equivalente del profitto: la misura cautelare reale deve essere compatibile con la natura della confisca prevista per la fattispecie contestata.

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