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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7455/2024 del 20/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Palermo (31/07/2022) che, in parziale accoglimento dell'appello cautelare di Di Giovanni, ha annullato la parte dell'ordinanza del G.I.P. (disposta ai sensi dell'art. 307 c.p.p.) relativa al divieto di dimora nelle regioni Calabria e Campania e all'obbligo di dimora fuori dai medesimi territori. Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione: dagli atti di polizia giudiziaria (annotazione del 16/9/2021) emergevano il ruolo di Di Giovanni negli acquisti di ingenti carichi di stupefacenti effettuati nelle regioni indicate e il suo trasferimento a Gioia Tauro, elementi che avrebbero giustificato il mantenimento delle misure anche rispetto a Calabria e Campania; il Tribunale aveva invece affermato l'assenza di collegamenti con quelle realtà senza fornire adeguata motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per contraddittorietà e insufficienza della motivazione del Tribunale circa l'adeguatezza della misura delimitata alla sola Sicilia. Ha rilevato l'assenza di argomentazione sul motivo per cui le indagini e i contatti evidenziati non giustificassero l'estensione del divieto di dimora e dell'obbligo di dimora anche alle regioni Calabria e Campania, nonché la contraddittorietà logica rispetto al ruolo apicale del ricorrente nella famiglia mafiosa. Perciò ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento per nuovo esame al Tribunale di Palermo, ai sensi dell'art. 309 comma 7 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 307 cod. proc. pen.

    Richiamata come la norma che autorizza il G.I.P. ad adottare misure cautelari personali (es. divieto di dimora, obbligo di dimora) nell'ambito dell'istruttoria cautelare.

  • art. 309 comma 7 cod. proc. pen.

    Richiamata quale norma che disciplina la competenza per il nuovo esame in caso di annullamento dell'ordinanza cautelare: la Cassazione rinvia il provvedimento al Tribunale competente per nuovo giudizio ai sensi di tale disposizione.

Massime di principio

  • Il giudice che modifica o elimina misure cautelari deve motivare specificamente e in relazione alle prove perché esclude l'esistenza di collegamenti o pericoli oggettivi con altri territori.
  • La mera affermazione della 'assenza di collegamenti' senza confronto critico con gli atti investigativi costituisce vizio di motivazione e può essere cassata.
  • Il ruolo apicale in una struttura mafiosa richiede particolare attenzione: tale posizione non è neutra rispetto al rischio di contatti interregionali e va esplicitamente valutata nella proporzione della misura cautelare.
  • Quando il pubblico ministero produce atti (annotazioni di PG, elementi su spostamenti e acquisti di stupefacenti) che documentano collegamenti con altre regioni, il Tribunale deve motivare dettagliatamente perché tali elementi non giustificano l'estensione delle misure cautelari.
  • Le misure cautelari possono essere applicate cumulativamente e la loro adeguatezza va valutata con riferimento alla necessità e alla proporzionalità rispetto alla pericolosità accertata; la mancanza di tale valutazione è motivo di annullamento.
  • In caso di motivazione contraddittoria o insufficiente il rimedio della Cassazione è l'annullamento con rinvio per nuovo esame, affinché il giudice di merito ricostruisca e giustifichi in modo compiuto la scelta cautelare.

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