Cassazione Penale, Sentenza n. 9402/2024 del 05/03/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Perugia del 12/09/2023 che, in parziale accoglimento dell'appello del Pubblico Ministero avverso il Gip, aveva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta di euro 238.560,00 ritenuti profitto del reato di usura (art. 644 c.p.). I ricorrenti hanno dedotto violazione di legge, in particolare dell'art. 125, comma 3, c.p.p., lamentando un'apparente motivazione sul piano degli interessi o vantaggi usurari e l'assenza di spiegazioni sul perché non si fosse trattato di un'operazione finanziaria negoziata tra le parti e caratterizzata da elevato coefficiente speculativo.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ritenendo che l'impugnazione in Cassazione contro ordinanze di sequestro sia ammessa solo per violazione di legge e che, nel caso concreto, la motivazione del Tribunale del riesame fosse coerente e logica. Il Tribunale aveva richiamato la versione attendibile della persona offesa, plurimi riscontri (sommarie informazioni, conversazione registrata consegnata alla polizia giudiziaria, accertamenti bancari della Guardia di Finanza), e il calcolo di un tasso d'interesse pari al 30% sul capitale, connotando la fattispecie come usuraria. La tesi difensiva sulla diversa causale del rapporto è stata ritenuta priva di riscontro e irrilevante ai fini del fumus. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 125 c.p.p.
Invocata dai ricorrenti in relazione ai requisiti della motivazione; la Corte ricorda che la motivazione deve essere sufficiente ma nel caso in esame risulta adeguata e coerente con le risultanze investigative, quindi non sussiste la violazione contestata
art. 644 c.p.
nessuna citazione testuale presente nel provvedimento oltre al riferimento
Norma sostanziale che disciplina il reato di usura; il Tribunale ha ritenuto sussistente il fumus commissi delicti in relazione a prestiti con tassi usurari (si fa cenno a un tasso del 30%)
art. 240-bis c.p.p.
citato nel provvedimento di primo grado (sequestro finalizzato alla confisca)
Norma che disciplina la confisca per sproporzione e per profitto del reato; richiamata quale possibile finalità del sequestro preventivo volto a recuperare il profitto dell'usura
art. 616 c.p.p.
citato nella motivazione della condanna per spese e ammenda
Consente la condanna delle parti che propongono ricorso inammissibile al pagamento delle spese e di una somma per la Cassa delle Ammende; applicata dalla Corte per imporre la sanzione pecuniaria di euro 3.000,00
Giurisprudenza (Cass. Sez.5, n. 43068 del 13/10/2009)
indicazione della pronuncia di riferimento
Richiamata per ribadire il principio che il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso solo per violazione di legge e che vizi della motivazione rilevanti sono quelli che rendono il dispositivo privo o insufficiente di argomentazione logica e coerente
Massime di principio
- Il ricorso in Cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge; non è ammessa una revisione ampia del merito degli accertamenti di fatto se la motivazione del giudice è logica e coerente
- La motivazione è valutata in termini di coerenza, completezza e ragionevolezza: se il giudice richiama elementi probatori concreti (dichiarazioni della persona offesa, riscontri, registrazioni, accertamenti bancari) la Corte riterrà normalmente sufficiente la motivazione
- La qualificazione di un rapporto come 'operazione finanziaria' negoziata tra le parti deve essere sostenuta con elementi probatori concreti; mere contestazioni difensive sul fatto che la causale fosse diversa sono irrilevanti se non supportate da riscontri
- Per disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per usura occorre il fumus commissi delicti supportato da indizi affidabili sul profitto derivante dal reato; la presenza di calcoli degli interessi e riscontri bancari rafforza tale fumus
- In caso di ricorso inammissibile la Corte può condannare al pagamento delle spese e irrogare una sanzione alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; quindi valutare il rischio di esborsi successivi prima di proporre ricorso
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