Cassazione Penale, Sentenza n. 16636/2025 del 05/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Mazzoni impugna la sentenza con due motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge perché, a suo avviso, il materiale probatorio (documenti, deposizioni e tabulati) dimostrerebbe al più la sua fittizia disponibilità ad assumere lavoratori ma non il suo coinvolgimento soggettivo nelle attività delittuose materialmente svolte dai coimputati Sardo e Paun; sostiene che i numerosi contatti con Sardo e Paun hanno spiegazioni lecite (assistenza legale e gestione cooperativa) e che le intercettazioni non lo collegano in modo rilevante alle pratiche; (2) deduce che per i capi relativi al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina si sarebbe configurato il reato impossibile ai sensi dell'art. 49 c.p., perché le domande presentate erano intrinsecamente inidonee a conseguire il rilascio del permesso di soggiorno e quindi incapaci di produrre il pericolo protetto.
La decisione
La sentenza impugnata viene confermata: la Corte ha ritenuto provata la responsabilità penale di Mazzoni in relazione alle contestazioni, sulla base di un complesso probatorio costituito da atti documentali, deposizioni testimoniali, tabulati telefonici e dalle dichiarazioni contraddittorie/inverosimili rese dallo stesso imputato. La Corte di legittimità ha richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui l'avvio e la presentazione presso gli uffici competenti di pratiche di assunzione fittizie, anche se destinate ad un esito negativo, sono atti idonei a porre in essere il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: il reato è di pericolo e si consuma con la mera esecuzione degli atti teleologicamente rivolti al conseguimento della regolarizzazione, sicché non rileva l'inesito rilascio del permesso. La tesi difensiva del reato impossibile e della non responsabilità per assenza di coinvolgimento diretto è stata rigettata: l'inefficacia degli atti va valutata ex ante e configura reato impossibile solo se vi è un'inefficienza strutturale assoluta che esclude in via eccezionale la possibilità del conseguimento dello scopo; ciò non era il caso. È altresì esclusa la possibilità di configurare desistenza volontaria dopo la presentazione delle domande.
Norme richiamate
art. 606 cod. proc. pen.
art. 606 lett. e) e c) cod. proc. pen.
articolo richiamato dal ricorrente per dedurre vizio di motivazione e violazione di legge nelle censure sull'affermazione della responsabilità penale
art. 49 cod. pen.
norma sul reato impossibile: la Corte distingue fra tentativo idoneo e reato impossibile indicando che quest'ultimo sussiste solo se il mezzo usato è strutturalmente ed assolutamente inefficace, ossia non consente neppure in via eccezionale l'attuazione del proposito criminoso
Delitto di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (giurisprudenza di Cassazione richiamata)
"integra il reato ... il fatto di chi avvii una pratica di assunzione di lavoratore straniero, dichiarando falsamente di voler costituire un rapporto di lavoro dipendente, ma avendo realmente come unico fine quello di trarre profitto illecito dal conseguimento del permesso di soggiorno" (citazioni di massime di Cassazione presenti nel testo)
la fattispecie è qualificata come reato di pericolo: è sufficiente ogni attività propedeutica alla regolarizzazione (anche se destinata a non riuscire) perché il reato si consumi; la presentazione della domanda determina il compimento dell'atto idoneo e non vale la desistenza volontaria dopo la presentazione
Massime di principio
- La presentazione di pratiche di assunzione fittizie, quando finalizzata a trarre profitto dalla regolarizzazione di stranieri privi di requisiti, può integrare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina anche se il permesso di soggiorno non viene effettivamente rilasciato.
- Il reato è di pericolo: i giudici valutano l'idoneità ex ante degli atti compiuti a realizzare lo scopo criminoso, non la probabilità statistica di successo.
- La disciplina del reato impossibile (art. 49 c.p.) opera solo quando il mezzo è assolutamente e strutturalmente incapace di realizzare l'obiettivo; non basta che l'azione sia improbabile o imperfetta.
- La prova può fondarsi su un quadro composito (documenti, testimonianze, tabulati telefonici e dichiarazioni contraddittorie dell'imputato); le dichiarazioni inverosimili del reo rinforzano la valutazione di responsabilità.
- Per resistere a un'accusa in casi simili è strategico provare l'assenza del dolo finalistico (dimostrare che i contatti e le pratiche avevano finalità lecite), la mancata presentazione effettiva delle istanze o l'esistenza di una inefficacia strutturale assoluta degli atti posti in essere.
- La desistenza volontaria non è operativa dopo la presentazione formale della domanda presso l'ufficio competente: a quel punto il reato, essendo di pericolo, si considera compiuto.
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