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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07838/2026 del 31/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione non è entrata nel merito dei motivi, poiché la parte ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso, con compensazione delle spese, rinuncia accettata dalla controricorrente. Il giudizio è stato quindi dichiarato estinto ai sensi dell'art. 391 c.p.c.

Esito

ESTINZIONE

Favorevole al resistente (banca)

La controversia

Una società in nome collettivo e il suo socio fideiussore avevano convenuto in giudizio la banca che gestiva il conto corrente della società, chiedendo accertarsi l'illegittimità di interessi ultralegali, anatocistici e usurari applicati al rapporto, con conseguente condanna alla restituzione delle somme indebitamente percepite, alla liberazione del fideiussore e al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Il Tribunale aveva accertato il saldo del conto a credito del cliente e rigettato le altre domande; la Corte d'appello aveva rigettato l'appello. In cassazione i ricorrenti hanno dedotto: 1) violazione dell'art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia sulla domanda di accertamento dell'usura sopravvenuta; 2) contestazione della quantificazione del saldo di conto corrente operata in primo grado; 3) violazione degli artt. 1815 c.c. e 644 c.p., nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte d'appello ritenuto provata un'usura sopravvenuta che, secondo i ricorrenti, non era configurabile quando l'eccedenza dei tassi derivava da una modifica unilaterale ex art. 118 TUB.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato come parametro del dedotto vizio di omessa pronuncia su una domanda introdotta in appello.

  • art. 1815 c.c.

    Richiamato nei motivi di ricorso in relazione alle conseguenze dell'asserita usura nei rapporti di mutuo/credito, nel contesto della contestazione dei tassi applicati al conto corrente.

  • art. 644 c.p.

    Richiamato quale norma incriminatrice/di riferimento per la nozione di usura, deducendosi che la Corte territoriale avrebbe errato nel ravvisare l'usura sopravvenuta.

  • artt. 115 e 116 c.p.c.

    Invocati per censurare la valutazione delle prove e la ritenuta dimostrazione dell'usura sopravvenuta.

  • art. 118 TUB

    Richiamato per sostenere che l'eventuale eccedenza dei tassi era conseguenza di una modifica unilaterale del contratto e non integrava usura sopravvenuta.

  • art. 391 c.p.c.

    Base normativa della declaratoria di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso accettata dalla controparte.

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso per cassazione, se accettata dalla controparte, determina l'estinzione del giudizio ai sensi dell'art. 391 c.p.c., con assorbimento dell'esame dei motivi.
  • Quando il giudizio si estingue per rinuncia, la Corte non si pronuncia sul merito delle censure dedotte, né sulle questioni processuali o sostanziali prospettate nel ricorso.
  • La contestazione in cassazione di omessa pronuncia, errata quantificazione del saldo e errata applicazione delle norme sull'usura resta priva di esame se interviene una rinuncia rituale al ricorso.
  • In materia di rapporti bancari, le doglianze sulla configurabilità dell'usura sopravvenuta e sulla rilevanza di modifiche unilaterali del tasso ex art. 118 TUB devono essere scrutinabili solo se il giudizio non si estingue per rinuncia.

Come è indicizzato

MaterieConto correnteImpugnazioni
RamiBancario e finanziarioProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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