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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13909/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione non entra nel merito della responsabilità, limitandosi a rilevare l'inammissibilità delle doglianze per difetto di specificità e mancato confronto con la motivazione della sentenza impugnata.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Lecce. Il ricorso articolava due motivi: il primo deduceva, in modo ritenuto privo di specificità, la violazione degli artt. 129 c.p.p. e 157 c.p., sostenendo che fosse maturata la prescrizione; il secondo lamentava l'omessa applicazione della scriminante dello stato di necessità. La Corte rileva che le censure non si confrontano con la motivazione della sentenza impugnata: quanto alla prescrizione, la Corte territoriale aveva escluso il decorso del termine valorizzando la natura permanente del reato e la contestazione in forma aperta, con decorrenza del termine solo dalla sentenza di primo grado dell'8 luglio 2021; quanto allo stato di necessità, la motivazione di merito aveva escluso l'operatività della scriminante perché la condotta era giustificata dalla sola esigenza di reperire un alloggio per soddisfare un bisogno abitativo e non per fronteggiare una situazione transeunte.

Norme richiamate

  • art. 129 c.p.p.

    invocato dalla ricorrente per sostenere una causa di immediato proscioglimento, ma la censura è ritenuta generica e non confrontata con la motivazione di appello

  • art. 157 c.p.

    richiamato per dedurre la maturazione della prescrizione; la Corte ribadisce che il termine non era decorso per la natura permanente del reato e la contestazione in forma aperta

  • art. 54 c.p.

    la scriminante dello stato di necessità è esclusa quando la condotta è dettata dalla sola esigenza di reperire un alloggio e non da una situazione transeunte e attuale di pericolo

  • art. 616 c.p.p.

    base della condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione le censure devono essere specifiche e confrontarsi con la motivazione della decisione impugnata; la riproposizione di doglianze generiche non è sufficiente ad evitare la declaratoria di inammissibilità.
  • In presenza di reato permanente e di contestazione aperta, la prescrizione decorre dal momento in cui cessa la permanenza o, se indicato dal giudice di merito, dal diverso momento ritenuto rilevante; non può essere affermata senza misurarsi con tale ricostruzione.
  • La scriminante dello stato di necessità non opera quando l'agente agisce per soddisfare un bisogno abitativo o una esigenza di sistemazione stabile, se manca una situazione contingente, attuale e transeunte di pericolo non altrimenti evitabile.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCause di non punibilità
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiPrescrizione del reatoNullità processuale

Testo integrale

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