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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44825/2024 del 06/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Santo Spuria impugna l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto del PM che aveva convalidato il sequestro operato dalla Polizia Giudiziaria di complessivi euro 344.850 rinvenuti presso l'abitazione di Riccardo Spuria, ritenuti corpo del reato o cosa pertinente al reato e collegati, nel provvedimento di convalida, al reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.). Il ricorrente deduce violazione di norme di diritto processuale e sostanziale (tra cui artt. 254, 354, 355 c.p.p. e art. 648-bis c.p.), denunciando l'assenza di adeguata motivazione quanto all'origine del denaro e la mancanza di una reale finalità probatoria proporzionata alla misura. Sostiene inoltre che il Tribunale del riesame ha illegittimamente integrato la motivazione, formulando ipotesi circa violazioni fiscali e della normativa antiriciclaggio non presenti nel decreto di convalida o negli atti della PG, e che le indagini proposte (verifica delle matrici alfanumeriche delle banconote, impronte, tracce biologiche) non erano coerenti o proporzionate rispetto alle ipotesi di reato richiamate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha accertato che né il verbale di sequestro né il decreto di convalida del PM contenevano alcuna indicazione, nemmeno generica, sull'origine delittuosa del denaro o sugli elementi a fondamento del fumus del reato di riciclaggio, mentre il Tribunale del riesame ha aggiunto in sede di giudizio elementi motivazionali (richiamo a "verosimili violazioni finanziarie e della normativa antiriciclaggio") che non erano presenti nel provvedimento genetico. La Corte ha richiamato il principio per cui il giudice del riesame non può integrare motivazioni assenti nel provvedimento impugnato e che la convalida di misure cautelari reali richiede una motivazione adeguata che consenta il controllo giurisdizionale. Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Palermo per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 321, comma 3-bis c.p.p.

    art. 321, comma 3-bis cod. proc. pen.

    Disciplina il sequestro operato dalla PG in via d'urgenza. Nel caso la Corte registra che il sequestro fu ordinato ai sensi di tale norma ma che il decreto di convalida del PM non ha motivato adeguatamente la sussistenza dei presupposti investigativi.

  • art. 648 c.p.

    Norma sulla ricettazione, richiamata negli atti di sequestro originari. La sentenza osserva che l'atto di PG e la convalida non hanno specificato l'origine delittuosa riconducibile a questa o ad altra fattispecie.

  • art. 648-bis c.p.

    Norma sul reato di riciclaggio. Il PM aveva collegato la convalida a questa fattispecie; la Corte ricorda che per configurare il riciclaggio non occorre la prova del delitto presupposto, ma occorre che esso risulti almeno astrattamente configurabile sulla base di elementi concreti: qui tali elementi non risultavano esposti nel provvedimento di convalida.

  • artt. 254, 354, 355 c.p.p.

    artt. 254, 354 e 355 cod. proc. pen.

    Norme richiamate dal ricorrente in relazione alla motivazione e alla fase cautelare/probatoria; la Corte prende in esame i profili processuali richiamati, in particolare la necessità di motivazione e limiti del riesame.

  • art. 324, comma 7 c.p.p.

    art. 324, comma 7 cod. proc. pen.

    Richiama il parametro di controllo del tribunale del riesame: il provvedimento genetico deve contenere elementi che consentano al riesame di valutare il fondamento della misura; il tribunale non può supplire con motivazioni proprie a carenze del provvedimento impugnato.

  • art. 309, comma 9 c.p.p.

    art. 309, comma 9 cod. proc. pen.

    Richiama i criteri di motivazione e il limite del sindacato di legittimità: la cassazione sottolinea che il rispetto di tali parametri impone che la motivazione originaria sia sufficiente per consentire il controllo del riesame.

Massime di principio

  • Il giudice del riesame non può integrare motivazioni assenti nel provvedimento di convalida: se il decreto del PM o il verbale di sequestro non indicano elementi a sostegno del fumus del reato o della finalità probatoria, l'ordinanza di conferma può essere annullata.
  • Per la configurabilità del reato di riciclaggio non è necessario che il delitto presupposto sia definitivamente accertato, ma il PM e la PG devono indicare elementi concreti, anche se non conclusivi, che rendano astrattamente configurabile il delitto presupposto; la mera apparenza o formulazioni vaghe sono insufficienti.
  • Il sequestro con finalità probatorie è uno strumento per acquisire il corpo del reato e prove pertinenti, ma la sua adozione deve essere adeguatamente motivata in relazione alla finalità istruttoria e al principio di proporzionalità; il mancato dettaglio delle indagini da svolgere o la loro scarsa pertinenza rispetto all'ipotesi accusatoria può rendere la misura illegittima.
  • La difesa può efficacemente contestare la misura denunciando la carenza motivazionale o l'inadeguatezza della finalità probatoria; la Corte può disporre l'annullamento e il rinvio per un nuovo giudizio se rileva che il provvedimento originario non permette un controllo giurisdizionale pieno.
  • In casi simili è opportuno che il PM nel decreto di convalida indichi almeno sinteticamente gli elementi fattuali che giustificano il sospetto di provenienza illecita dei beni e le indagini necessarie per accertarla, evitando riferimenti generici o ipotesi non documentate.

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