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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 15369/2022 del 13/05/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Sassari che aveva respinto il loro appello avverso il provvedimento di primo grado favorevole a Schirru e Scanu e aveva accolto l'appello incidentale di questi ultimi. Le censure contestavano, in nove motivi, profili processuali (nullità per mancata pronuncia, violazione del contraddittorio, assegnazione delle spese della CTU) e di merito (presunta usucapione a partire dal 1985, qualificazione del muro come confine, nullità dell'atto di acquisto dei resistenti per mancata menzione della cantina, applicabilità dell'art. 938 c.c. per accessione invertita, doppia alienazione). I ricorrenti chiedevano la riforma della decisione e l'accoglimento delle loro domande riconvenzionali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati o inammissibili la maggior parte dei motivi: l'appello incidentale era valido e legittimava la richiesta di condanna alle spese della CTU; la censura di nullità dell'atto di acquisto, prospettata per la prima volta in Cassazione, era inammissibile poiché richiedeva accertamenti di fatto non consentiti in sede di legittimità; la clausola "nello stato di fatto e di diritto in cui si trova" nel contratto di acquisto non poteva essere invocata dai terzi che avevano precedenti fatti lesivi; molte censure chiedevano in realtà una rivalutazione del materiale probatorio riservata al giudice di merito e quindi non sindacabile in Cassazione. In particolare è stato confermato che il primo atto espressivo del possesso utile a configurare usucapione va collocato nel 1999 (interventi sul muro) e non nel 1985, e che non sussiste prova adeguata del possesso continuativo ante-1999. È stata inoltre respinta la domanda riconvenzionale ex art. 938 c.c. per inapplicabilità al caso di costruzione in verticale sotto il suolo altrui e per mancanza di allegazione della buona fede. Il ricorso è stato quindi rigettato e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese di Cassazione (liquidate in Euro 4.200,00 oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c. (commi n.3, n.4, n.5)

    La Corte ha applicato i limiti di ammissibilità dei motivi di cassazione: molte doglianze erano inammissibili perché chiedevano una rivalutazione del fatto o implicavano nuovi accertamenti di prova (n.3 e n.5) oppure denunciavano vizi di motivazione non rilevanti in sede di legittimità (n.4).

  • art. 112 c.p.c.

    Valutata la regolarità dell'appello incidentale e della relativa richiesta di condanna alle spese della CTU: la Corte ha ritenuto che la formulazione incidentale nelle conclusioni fosse sufficiente.

  • art. 323, 333, 342, 343 c.p.c.

    Richiamati in relazione alle contestazioni formali sulla motivazione e sulle omissioni; la Corte ha escluso nullità o violazioni formali ove mancasse la necessità di atti processuali supplementari o si trattasse di valutazioni di merito.

  • art. 832 c.c.

    Richiamato in tema di diritti di proprietà; la Corte ha confermato che l'onere probatorio sul possesso e sui suoi elementi esteriori grava su chi deduce l'usucapione.

  • art. 948 c.c.

    Riferito in relazione ai presupposti dell'usucapione e alla prova del possesso continuato; la Corte ha ritenuto non provata la continuità del possesso anteriore al 1999.

  • art. 1418 c.c.

    Richiamato nell'ambito delle deduzioni sulla nullità degli atti; la Corte ha ritenuto inammissibile la questione sollevata per la prima volta in Cassazione quando richiede accertamenti di fatto.

  • art. 40 L. 47/1985

    Citato tra le norme richiamate in relazione alla normativa edilizia; la Corte non ha ritenuto decisiva la mancata menzione del manufatto nell'atto d'acquisto per i terzi che contestavano il possesso.

  • art. 938 c.c.

    La Corte ha escluso l'operatività dell'istituto dell'accesione invertita nel caso di edificazione al di sotto del suolo altrui (occupazione verticale) e in mancanza della necessaria allegazione della buona fede.

  • art. 115 e 116 c.p.c.

    Richiamati in tema di valutazione delle prove: la Corte ha ribadito che il prudente apprezzamento delle prove è riservato al giudice di merito e non sindacabile in Cassazione salvo i casi tassativi.

  • art. 101 c.p.c. (secondo comma)

    Invocato con riguardo al principio del contraddittorio; la Corte ha ritenuto che non sussistesse violazione del contraddittorio laddove i rilievi contestati implicavano mera rivalutazione probatoria.

  • art. 348-ter c.p.c.

    Richiamato nel contesto delle preclusioni processuali; la Corte ha escluso che fosse stata violata la disciplina delle deduzioni processuali da parte dei ricorrenti.

  • art. 366 c.p.c.

    Richiamato in relazione ai requisiti di specificità dei motivi di cassazione; la Corte ha ritenuto inammissibili motivi generici privi di argomentazione sufficiente.

  • art. 132 c.p.c. (n.4)

    La Corte ha richiamato il principio per cui il giudice non è obbligato a esaminare espressamente ogni singola deduzione delle parti se la decisione implica implicitamente il rigetto delle stesse.

  • D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13 comma 1-quater

    Applicato per dare atto della possibile corresponsione, da parte del ricorrente, di un ulteriore contributo unificato in relazione alla pronuncia di rigetto.

  • L. 176/2020 art. 23 comma 8-bis

    Richiamata per la istanza di trattazione in pubblica udienza depositata dai ricorrenti; nulla di decisivo è dipeso da tale richiesta.

Massime di principio

  • In materia di usucapione il ricorrente deve provare in modo chiaro e specifico il possesso continuativo, pubblico ed esclusivo e gli atti esteriori che lo manifestino: mere allegazioni generiche o testimonianze non dettagliate possono non essere sufficienti.
  • La clausola contrattuale che trasferisce il bene "nello stato di fatto" è spesso inefficace nei confronti di terzi che hanno precedenti diritti o fatti lesivi: un terzo non può sempre vedersi precluso il proprio diritto sulla base di una formula contrattuale fra acquirente e venditore.
  • La nullità di un contratto può essere rilevata d'ufficio anche in sede di Cassazione solo se la questione è esclusivamente di diritto o non richiede nuovi accertamenti di fatto; se occorrono nuovi fatti o valutazioni probatorie il motivo è inammissibile.
  • La Corte di Cassazione sindaca limitatamente la valutazione delle prove: la verifica dell'attendibilità dei testi e la scelta delle risultanze probatorie sono riservate al giudice di merito, salvo omesso esame di un fatto storico decisivo o vizi gravissimi della motivazione.
  • Le doglianze processuali che implicano l'omessa pronuncia o violazione del contraddittorio devono essere ben circostanziate; richieste incidentali di condanna alle spese (es. CTU) sono ammissibili se formulate in modo specifico nell'appello.
  • L'art. 938 c.c. (accesione invertita) non è applicabile quando l'edificazione consiste in occupazione verticale sotto il suolo altrui e richiede, inoltre, l'allegazione della buona fede per essere presa in considerazione.

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