Cassazione Penale, Sentenza n. 46258/2024 del 17/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Morello ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo, contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di cui all'art. 452 quaterdecies c.p. e art. 256 d.lgs. 152/2006 (gestione illecita di rifiuti). Ha sostenuto che i materiali conferiti non erano rifiuti (prodotta una fattura che secondo la difesa dimostrerebbe la liceità), che le quantità non erano ingenti, che il pagamento corrisposto dimostrava una cessione commerciale e non smaltimento, e che mancavano indizi della consapevolezza dell'illiceità da parte sua. Con un secondo motivo ha contestato il periculum in mora, sostenendo che i conferimenti erano occasionali o compatibili con attività lecite, che molti accessi erano per concordare appuntamenti e che i conferimenti erano avvenuti mesi prima senza elementi di prosecuzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la censura fosse, in realtà, un apprezzamento del materiale probatorio non consentito in sede di legittimità quando assume la forma di verifica della gravità indiziaria. Il Tribunale del riesame aveva motivato in modo coerente: i filmati documentavano 15 conferimenti in un mese, inseribili nel contesto di una struttura organizzata dedita al traffico illecito di rifiuti; non risultavano elementi che collegassero i materiali a un processo di recupero autorizzato capace di far perdere loro la qualifica di rifiuti; il corrispettivo pagato era compatibile con l'illecita gestione che produceva profitto; l'autofattura non esonerava dall'obbligo dei titoli abilitativi. Quanto al periculum in mora, la frequenza e la professionalità dei conferimenti in breve arco temporale giustificavano il mantenimento del sequestro. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 324 cod. proc. pen.
Norma che disciplina il riesame in sede di tribunale avverso provvedimenti cautelari: il Tribunale è competente a valutare la sussistenza dei presupposti per il sequestro preventivo
art. 452 quaterdecies cod. pen.
Riguarda la fattispecie penale relativa all'organizzazione di attività di gestione illecita dei rifiuti; la Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari potessero ricondurre le condotte contestate a questa fattispecie
art. 256 d.lgs. 152/2006
Disciplina sanzionatoria in materia di gestione illecita dei rifiuti nell'ordinamento ambientale: richiamata quale riferimento normativo delle condotte contestate
art. 184 ter T.U.A. (D.lgs. 152/2006)
Stabilisce le condizioni per cui materiali (es. rottami ferrosi) possono perdere la qualifica di rifiuto: devono derivare da centro autorizzato e rispettare i criteri tecnici; la Corte ha ricordato che l'onere di dimostrare la perdita della qualifica grava su chi ne sostiene l'esistenza
Regolamento UE n. 333/2011
Richiamato per affermare l'ambito di applicazione comunitario sulle specifiche per il recupero dei materiali e il raccordo con la disciplina nazionale
art. 546 cod. proc. pen.
Citato dal ricorrente in relazione a profili processuali; la Corte ha richiamato il principio che la Corte di Cassazione in materia cautelare interviene solo per violazione di legge e non per rinnovata valutazione del materiale probatorio
art. 192 cod. proc. pen.
Menziionato come esempio di norma non utilizzabile per fondare il ricorso quando la doglianza attacca la valutazione delle prove; la Corte ha ribadito i limiti dell'azione di legittimità
art. 616 cod. proc. pen.
Norma sulla condanna per ricorso inammissibile: utilizzata per irrogare la sanzione pecuniaria a carico del ricorrente
Massime di principio
- Il ricorso per Cassazione avverso provvedimenti cautelari è ammesso solo per violazione di legge; non è il mezzo per riesaminare i fatti o ritrattare la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito
- Per qualificare materiali come non rifiuti (materia prima secondaria o equivalente) è necessario dimostrare il rispetto dei requisiti normativi e che il trattamento/recupero sia svolto da soggetti autorizzati secondo art. 184 ter T.U.A.; la mera fattura o il versamento di un corrispettivo non sono di per sé decisivi
- Il versamento di un corrispettivo al conferitore non esclude la qualifica di rifiuto: conta la volontà del cedente di disfarsi del bene e il contesto della condotta
- L'esistenza del fumus del reato e del periculum in mora può essere desunta dalla frequenza, regolarità e professionalità delle condotte (es. reiterati conferimenti in breve arco temporale), nonché dall'indisponibilità di documentazione abilitativa
- Questioni relative all'elemento soggettivo o altri profili non sollevati tempestivamente in sede di riesame possono essere considerate inammissibili o pregiudicate in sede successiva
- In situazioni simili, la difesa deve fornire elementi probatori chiari e specifici (es. titoli autorizzativi, attestazioni di recupero da struttura autorizzata) già in sede di riesame per contrastare efficacemente il sequestro
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