Cassazione Penale, Ordinanza n. 14782/2026 del 23/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando indirettamente il rigetto della richiesta di detenzione domiciliare disposto dal Tribunale di sorveglianza. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in assenza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (tribunale)
La controversia
Il condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva respinto la sua domanda di detenzione domiciliare. Nel ricorso ha denunciato violazione di legge e vizi motivazionali, ma la Corte rileva che le censure, nella sostanza, miravano a ottenere una diversa valutazione di merito degli elementi già esaminati dal giudice di sorveglianza. Il Tribunale aveva negato il beneficio ritenendo, con motivazione ritenuta adeguata e non manifestamente illogica, che non fosse ancora formulabile una prognosi di cessata pericolosità e di affidabilità esterna, per la persistenza di una revisione critica solo superficiale rispetto ai gravi reati commessi.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità non sono consentite censure che si risolvano in una richiesta di rivalutazione del merito, quando il giudice di merito abbia reso una motivazione congrua e non manifestamente illogica.
- La detenzione domiciliare in ambito esecutivo/sorveglianza richiede una prognosi attuale di cessata pericolosità e di affidabilità esterna del condannato; se il giudice ritiene che la revisione critica dei fatti sia ancora solo superficiale, il diniego del beneficio è legittimo.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non emergono elementi idonei a escludere la colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità, segue la condanna al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende.
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