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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27387/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per concorso in rapina aggravata e lesioni. Vengono dedotti tre profili principali: 1) per BUSSA GIOVANNI vizio di motivazione e violazione di legge per mancata indicazione del suo ruolo concreto nella rapina (la condanna si fonderebbe solo sulla presenza nel locale e sul comune movente); 2) per entrambi i Bussa contraddittorietà e insufficienza motivazionale circa i due scenari ipotizzati dai giudici di merito e la relativa valutazione del dolo partecipativo, nonché l'estensione del movente ad altri soggetti non identificati; 3) contestazione generale dell'attendibilità della persona offesa (Chessa), denunciando contraddizioni, imprecisioni e affermazioni false che avrebbero inciso sulla credibilità della prova dichiarativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha distinto le posizioni: per BUSSA GIUSEPPE ha ritenuto corretta e persuasiva la motivazione dei giudici di merito e ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la responsabilità per rapina e lesioni; lo ha inoltre condannato al pagamento delle spese processuali, a versare euro 3000,00 alla cassa delle ammende e a rimborsare alle parti civili le spese di rappresentanza e difesa per complessivi euro 4.117,00 oltre accessori di legge. Per BUSSA GIOVANNI ha invece ritenuto infondate le argomentazioni sulla attendibilità della persona offesa ma ha censurato la motivazione con riguardo al suo contributo concreto al reato: la condanna nei suoi confronti è stata ritenuta assertiva e priva di indicazione del ruolo materiale o psicologico tenuto nell'episodio occasionale; perciò la sentenza è stata annullata e il processo rinviato alla Corte d'appello di Cagliari per nuovo giudizio nei confronti di BUSSA GIOVANNI.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    La rapina è descritta come reato plurioffensivo che richiede il dolo generico di impossessamento e il dolo specifico di uso di violenza o minaccia; il dolo può essere concomitante o sopravvenuto durante l'azione violenta

  • art. 84 c.p.

    Richiamato per la possibile qualificazione della rapina come reato complesso composto da furto e percosse/violenza; usato per argomentare sulla natura composita dell'offesa

  • art. 334 comma 2 c.p.

    Norma citata nei documenti di indagine a carico della persona offesa (Chessa) quale elemento documentale acquisito al fascicolo, rilevante ai fini della valutazione complessiva della prova

Massime di principio

  • La mera presenza sul luogo del fatto e il comune movente non sono di per sé sufficienti a fondare la responsabilità per concorso morale: è necessaria una motivazione che indichi il contributo concreto e il dolo specifico di ogni imputato.
  • Nelle ipotesi di rapina il dolo specifico può formarsi anche durante l'azione violenta (dolo concomitante o sopravvenuto); pertanto la sottrazione di un bene compiuta mentre è in atto la violenza può integrare la rapina anche se l'intenzione non era presente all'inizio.
  • La credibilità della persona offesa può essere confortata da elementi documentali e circostanziali (es. rinvenimento del veicolo, dichiarazioni rese in sede di convalida, referti medici); tuttavia i giudici devono valutare e motivare anche le contraddizioni rilevanti per l'attendibilità.
  • Se i giudici ipotizzano scenari alternativi o l'estensione del concorso a soggetti non identificati, la motivazione deve spiegare come gli elementi probatori colleghino concretamente ciascun imputato al risultato del reato; altrimenti la decisione può essere annullata per carenza motivazionale.
  • In giudizio d'appello e in Cassazione la persuasività e la completezza della motivazione sono essenziali: decisioni 'asseritive' prive di specificazione del ruolo individuale sono vulnerabili a censura e rinvio.

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