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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5307/2024 del 06/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello lamentando la violazione dell'art. 597, comma 3, cod. proc. pen. per "reformatio in peius": pur avendo la Corte d'appello diminuito la pena complessiva rispetto al giudice di primo grado, ha aumentato l'incremento per continuazione in misura maggiore di quanto stabilito dal Tribunale (il Tribunale aveva applicato un aumento di 3 mesi per continuazione; la Corte d'appello ha applicato un aumento di 4 mesi), cagionando un peggioramento di uno degli elementi autonomi della determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e ha rideterminato la pena direttamente: pena-base 11 mesi di reclusione; aumento per continuazione portato a 14 mesi complessivi; riduzione di un terzo per il rito (brevi manu il "rito abbreviato"), con conseguente pena finale determinata in 9 mesi e 10 giorni di reclusione. La decisione è stata presa sulla base delle statuizioni del giudice di merito senza bisogno di nuovi accertamenti discrezionali.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    Norma richiamata come riferimento per la determinazione della pena-base del reato contestato; nella sentenza è utilizzata per individuare la pena-base poi rettificata in sede di cassazione.

  • art. 582 cod. pen.

    Norma relativa al delitto di lesioni, citata tra i reati per cui il ricorrente era stato condannato; contestualizza la qualificazione del fatto.

  • art. 585 cod. pen.

    Norma relativa alle lesioni personali gravi o gravissime (ove pertinente), indicata tra le fattispecie contestate e utile per la graduazione della pena.

  • art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Principio del divieto di "reformatio in peius": nel giudizio di impugnazione promosso dall'imputato non è consentito che la sua posizione sia peggiorata. La Corte ha richiamato e applicato questo principio estendendolo agli elementi autonomi della determinazione della pena (anche all'aumento per continuazione).

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma del testo unico sugli stupefacenti richiamata perché uno dei reati contestati è connesso alla normativa sugli stupefacenti; contribuisce alla determinazione della responsabilità penale e della pena.

Massime di principio

  • Il divieto di reformatio in peius (art. 597, comma 3, c.p.p.) opera non solo sull'entità complessiva della pena, ma su tutti gli elementi autonomi che la compongono (pena-base, aumenti per continuazione, aggravanti autonome): in appello favorevole all'imputato nessuno di questi elementi può essere peggiorato rispetto al giudice di primo grado.
  • Se il giudice d'appello riduce la pena-base ma applica un aumento per continuazione superiore a quello del primo grado, si determina una violazione del divieto di reformatio in peius; la Cassazione può annullare la parte della sentenza che ha peggiorato la posizione dell'imputato e rideterminare la pena.
  • Quando la questione riguarda solo la determinazione quantitativa della pena e non richiede nuovi accertamenti di fatto, la Cassazione può annullare senza rinvio e rideterminare direttamente la pena, utilizzando le statuizioni del giudice di merito già esistenti.
  • La riduzione per il rito (es. rito abbreviato) va applicata sulla pena complessiva risultante dopo aver computato la pena-base e gli eventuali aumenti/accessori (come la continuazione); l'ordine logico del calcolo è importante per evitare errori di computo.
  • In appelli promossi dall'imputato il pubblico ministero può chiedere, come nel caso, l'annullamento senza rinvio e la rideterminazione della pena; la Cassazione valuterà se il provvedimento può essere emesso senza ulteriori istruttorie.
  • Per evitare il vizio, il giudice d'appello che intenda modificare la determinazione della pena deve assicurarsi di non incrementare separatamente alcun elemento autonomo (es. aumento per continuazione) rispetto al primo grado quando la totale risulta favorevole all'imputato.

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