Cassazione Penale, Sentenza n. 22942/2024 del 06/06/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello avverso la decisione del GIP di negare la custodia cautelare in carcere per il reato di tentata estorsione aggravata ex art. 416-bis c.p. Sostiene violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 56 e 629 c.p.) perché il Tribunale non ha valutato complessivamente il materiale investigativo: le frasi proferite dall'indagato al titolare della ditta nel cantiere, l'immediata denuncia della vittima, le dichiarazioni del figlio e di un operaio, i filmati delle telecamere e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia (Antonio Accorinti). Secondo il PM tali elementi costituiscono gravi indizi di tentata estorsione con rilevanza in chiave di "estorsione ambientale" legata alla presenza della ndrangheta locale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo fondato il motivo. Ha censurato il Tribunale per non aver operato una valutazione globale e unitaria delle prove indiziarie, per aver derubricato la condotta a "violenza privata" o a mere richieste esplorative senza confrontare compiutamente gli elementi (denuncia immediata, testimonianze, video, dichiarazioni del collaboratore) e senza applicare la giurisprudenza sulla "estorsione ambientale". La Corte ha sottolineato che, nel contesto di controllo territoriale da parte di consorterie mafiose, anche frasi e gesti criptici possono avere carica intimidatoria percepita dalla vittima e che atti preparatori possono integrare il tentativo se idonei e chiaramente diretti al risultato delittuoso. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il fascicolo al Tribunale di Catanzaro ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p. per un nuovo giudizio conforme ai principi indicati.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Richiamato nel ricorso in relazione alla distinzione tra tentativo e consumazione; la Corte richiama la necessità di valutare atti preparatori/idoneità degli atti al conseguimento del risultato delittuoso
art. 629 cod. pen.
Richiamato nel ricorso (come norma richiamata nei motivi di impugnazione); la critica principale riguarda il vizio di motivazione nell'apprezzamento degli indizi, più che un'applicazione diretta della norma
art. 416-bis cod. pen.
Norma che aggravava il reato contestato; la Corte richiede che la valutazione dell'aggravante per agevolazione di associazione mafiosa tenga conto del contesto territoriale e della percezione intimidatoria collegata al potere dell'associazione
art. 309, comma 7, c.p.p.
Norma procedurale che disciplina la competenza in caso di annullamento con rinvio: la Corte ha disposto l'annullamento dell'ordinanza e il rinvio al Tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio conformemente ai principi indicati
Massime di principio
- La valutazione della gravità indiziaria deve essere globale: ogni elemento probatorio va considerato nella sua valenza qualitativa e nella confluenza con gli altri elementi, non isolatamente
- In contesti di controllo territoriale da parte di mafie, anche frasi e comportamenti criptici possono assumere carica intimidatoria percepita dalla vittima (estorsione ambientale); la valutazione deve tener conto del contesto e delle consuetudini locali
- Per riconoscere il tentativo di estorsione non sono necessari solo atti esecutivi compiuti: anche atti preparatori possono integrare il tentativo se idonei e diretti al conseguimento dell'illecito e con significativa probabilità di riuscita
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia vanno valutate nel loro contesto e confrontate con riscontri investigativi; se riscontrate, contribuiscono alla formazione dei gravi indizi
- Un provvedimento che derubrica indizi gravi a mere alternative spiegazioni senza adeguata motivazione può essere annullato per manifesta illogicità o contraddittorietà
- In fase di riesame cautelare il giudice deve motivare il confronto tra le possibili letture alternative della condotta e spiegare perché abbia ritenuto prevalente una lettura non estorsiva
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