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Sentenza

Sentenza n. 6787/2026 - Roma, Sezione 3T

Giudizio di ottemperanza per l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 3484/2025 del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, pubblicata in data 20.03.2025

Giustizia amministrativa202601536

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. III terSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 3484/2025

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (dipendente pubblico)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha proposto un giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 3484/2025, passata in giudicato. Ha dedotto l'inadempimento del Ministero rispetto agli obblighi derivanti dal titolo giudiziale. Il Ministero si è costituito, ma non ha fornito chiarimenti o indicazioni circa la corretta esecuzione della pronuncia civile.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo accertato il comportamento omissivo dell'Amministrazione. Ha precisato che l'ottemperanza di una sentenza civile resa dal giudice del lavoro ha carattere meramente esecutivo e consente di verificare l'omessa o elusiva esecuzione del giudicato, senza integrare il contenuto della pronuncia né svolgere accertamenti di merito propri del giudizio di cognizione. In applicazione dell'art. 112, comma 2, c.p.a., ha condannato il Ministero a dare esecuzione al titolo entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Per il caso di ulteriore inadempimento, ha nominato quale commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega e senza compenso, assegnandogli 90 giorni decorrenti dalla scadenza del termine concesso all'Amministrazione. Non ha applicato le penalità di mora, ritenendo che esse possano essere richieste e eventualmente disposte in caso di perdurante inottemperanza. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento di 800 euro oltre accessori per le spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 112, comma 2, c.p.a.

    l'azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l'attuazione delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario, al fine di ottenere l'adempimento dell'obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi al giudicato

    La disposizione consente di agire in ottemperanza per ottenere l'attuazione delle sentenze passate in giudicato del giudice ordinario e l'adempimento dell'obbligo dell'Amministrazione di conformarsi al relativo giudicato.

Massime di principio

  • L'azione di ottemperanza è esperibile per ottenere l'attuazione di una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario quando la pubblica amministrazione non adempie agli obblighi derivanti dal titolo giudiziale.
  • Quando il titolo da eseguire è una sentenza civile resa dal giudice del lavoro, il giudizio di ottemperanza ha natura meramente esecutiva: il giudice amministrativo può accertare l'omissione o l'elusione del giudicato, ma non può integrare il contenuto della pronuncia né compiere accertamenti di merito propri del giudizio di cognizione.
  • Se il privato allega l'inadempimento dell'Amministrazione e questa non fornisce chiarimenti o indicazioni sulla corretta esecuzione del titolo giudiziale, il giudice può accogliere la domanda di ottemperanza e ordinare all'Amministrazione di provvedere.
  • In caso di persistente inottemperanza, il giudice dell'ottemperanza può nominare fin dalla sentenza un commissario ad acta, individuandolo nell'organo amministrativo competente e stabilendone il termine e i poteri sostitutivi.
  • Le penalità di mora non devono essere applicate automaticamente con la sentenza di ottemperanza, potendo essere disposte successivamente, su richiesta dell'interessato, in caso di perdurante inadempimento oltre il termine assegnato.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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