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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26195/2022 del 07/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli Nord che non convalidava l'arresto in flagranza per presunto superamento del termine di quarantotto ore previsto dall'art. 390 c.p.p. (contestazione incentrata sul computo del termine e sul momento rilevante: il ricorrente sosteneva che il termine di 48 ore va riferito alla richiesta di convalida e alla presentazione fisica dell'imputato, non al momento in cui il giudice adotta il provvedimento di convalida, purché la presenza fisica e la trattazione avvengano senza soluzione di continuità). Nel caso concreto l'arresto è avvenuto alle 11:20 dell'8/10/2022; il fascicolo è stato trasmesso il 10/01/2022 alle 11:10 e pervenuto alla cancelleria alle 11:21; l'udienza veniva aperta alle 11:34 e il tribunale ritenne il termine scaduto e non convalidò l'arresto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur condividendo il principio di diritto richiamato dal procuratore (secondo cui non è necessario che il provvedimento di convalida intervenga entro 48 ore quando sia stata assicurata la presentazione fisica dell'arrestato e la trattazione avvenga senza soluzione di continuità), la Corte ha ritenuto che il ricorso fosse generico perché il ricorrente non ha indicato gli elementi di fatto che dimostrassero in modo specifico che l'arrestato era stato condotto davanti al giudice entro le 48 ore e che la trattazione del suo caso si sia svolta senza soluzione di continuità. Per tale ragione il ricorso è stato respinto per inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 390 c.p.p.

    Norma richiamata quale parametro per il termine di convalida dell'arresto; la Corte richiama il principio che le norme vanno interpretate in modo da non ledere le garanzie di libertà personale.

  • art. 558, co. 4, c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere che il termine di 48 ore si riferisce alla presentazione e alla richiesta di convalida e non al momento in cui il giudice emette il provvedimento, purché sia assicurata la presenza fisica e la trattazione senza soluzione di continuità.

  • Principio costituzionale dell'habeas corpus

    Richiamato dalla Corte come principio guida: le norme procedurali devono essere interpretate in modo da tutelare la libertà personale e non consentire elusioni del termine di garanzia.

  • Cass. Sez. 6, n. 21 del 26/11/2013 (rv. 258555)

    Giurisprudenza richiamata che afferma che non rileva il momento in cui il giudice prende cognizione dei fatti se l'arrestato è stato tempestivamente condotto in udienza e la trattazione avviene senza soluzione di continuità.

  • Cass. Sez. 6, n. 3741 del 26/11/2013 (rv. 258770)

    Pronuncia correlata che conferma il principio della necessità della presenza fisica tempestiva e della trattazione senza interruzioni.

  • Cass. Sez. 5, n. 4323 del 12/1/2021 (Rv. 280411)

    Riferimento giurisprudenziale che conferma che non è rilevante il momento di effettivo inizio della trattazione del singolo arrestato se è stato fisicamente comparso davanti al giudice entro il termine di 48 ore.

Massime di principio

  • Il termine di 48 ore va inteso come il limite entro il quale deve essere assicurata la presentazione fisica dell'arrestato e la richiesta di convalida; non è indispensabile che il provvedimento di convalida sia adottato entro 48 ore se la trattazione del caso avviene senza soluzione di continuità dopo la presentazione.
  • Per far valere la regolarità del termine è fondamentale documentare puntualmente i fatti: orari di arresto, timbri di trasmissione del fascicolo, registrazioni di ingresso in cancelleria, verbali che attestino la comparizione e l'ora di apertura dell'udienza.
  • La "continuità" della trattazione richiede che non vi sia soluzione di continuità rilevante tra la comparizione dell'arrestato e l'effettiva trattazione del suo caso; la mera fissazione dell'udienza senza la prova della tempestiva conduzione non è sufficiente.
  • In sede di impugnazione il ricorrente deve esporre elementi di fatto specifici e documentati: un'eccezione generica circa la violazione dei termini è destinata a essere dichiarata inammissibile.
  • Conseguenze pratiche: se non si dimostra la tempestiva presentazione e la continuità, il giudice può non convalidare l'arresto con restituzione degli atti; chi impugna deve quindi curare la raccolta e la produzione immediata di prove cronologiche.

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