Cassazione Civile, Sentenza n. 41126/2021 del 21/12/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che aveva confermato la risoluzione del contratto di subappalto per inadempimento della Subwork e aveva rideterminato il risarcimento dovuto. Questioni principali: se la ricorrente avesse abusivamente frazionato il credito proponendo più decreti ingiuntivi; validità di un accordo integrativo che avrebbe modificato il prezzo del subappalto; legame tra contratto di subappalto e contratto di noleggio palancole; legittimità della sospensione dei lavori da parte della Subwork per mancato pagamento (art. 1460 c.c.); prova dell'esecuzione dei lavori (SAL e certificati di pagamento); corretta quantificazione della penale per ritardo e giorni da computare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Subwork. Ha confermato che il giudice d'appello correttamente ha rilevato un abusivo frazionamento delle pretese provenienti da un rapporto unitario e ha dichiarato improponibili le domande monitorie separate; ha ritenuto infondata la modifica del prezzo sulla scorta della interpretazione contrattuale (art. 3 vs art. 23) e ha condiviso la valutazione che la Subwork ha illegittimamente sospeso i lavori non dimostrando la regolare produzione dei SAL e dei certificati di pagamento. Sulla quantificazione del danno la Cassazione ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito (applicabilità della penale per ritardo con le cautele di legge). Rigetto del ricorso, condanna della ricorrente alle spese e all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 1460 c.c.
La sospensione dell'adempimento invocata dalla Subwork (eccezione di inadempimento) non è stata ritenuta giustificata perché, secondo i giudici di merito, non erano maturate le condizioni contrattuali previste per il pagamento e la prova dell'esecuzione non era documentata nei termini contrattuali (SAL e certificati).
art. 1175 c.c. e art. 1375 c.c.
Richiamati in relazione al dovere di correttezza e buona fede nell'esercizio dei diritti; la Corte ha ritenuto che il frazionamento giudiziale delle pretese, se ingiustificato, contrasti con tali doveri.
art. 3 e art. 23 del contratto (richiamati dalla sentenza)
L'art. 3 fissava il corrispettivo a corpo in modo invariabile; la Corte d'appello ha interpretato le clausole contrattuali nel senso che non era possibile una modifica unilaterale o tacita del prezzo richiamata dalla Subwork con l'accordo integrativo.
art. 2697 c.c.
Riferito al riparto dell'onere della prova: la decisione ha tenuto conto che il creditore deve allegare fonte e scadenza del credito; il debitore deve provare l'adempimento o l'eccezione opponibile (ad es. adempimento, contestazione dei SAL).
art. 1383 c.c. (richiamato in motivazione giurisprudenziale)
La Corte ha ricordato che non è precluso chiedere la penale per ritardo anche se si chiede la risoluzione, ma in caso di cumulo occorre evitare duplicazioni nel ristoro del medesimo danno.
artt. 112, 115, 116, 360 c.p.c. e artt. 88, 104, 360-bis c.p.c.
Gli artt. di rito sono citati in relazione ai limiti del sindacato di legittimità: la Cassazione ha rigettato doglianze generiche sulla valutazione delle prove e sul presunto omesso esame di fatti decisivi ritenendole insufficientemente illustrate nei termini richiesti per la cassazione.
art. 13 d.P.R. 115/2002, comma 1-quater (introdotto dall'art. 1 comma 17 L. 228/2012)
Applicazione della disposizione che prevede l'obbligo, in casi determinati, del versamento del contributo unificato aggiuntivo: la Corte ha dichiarato sussistenti i presupposti per il versamento da parte della ricorrente.
Giurisprudenza menzionata: S.U. n. 4090/2017, S.U. 23726/2007, e successive pronunce (es. Cass. n. 14143/2021)
Le Sezioni Unite e la giurisprudenza successiva sono state richiamate per il principio secondo cui il frazionamento giudiziale di crediti riconducibili a un medesimo rapporto di durata è sanzionabile quando manca un interesse oggettivo alla tutela frazionata; la sanzione prevalente è l'improponibilità delle domande separate.
Massime di principio
- Abusivo frazionamento del credito: quando più pretese monetarie derivano da un rapporto unitario o da rapporti collegati destinati a protrarsi nel tempo, il creditore deve poter giustificare un interesse oggettivo alla tutela processuale frazionata; se non lo fa, le domande separate possono essere dichiarate improponibili.
- Contratti collegati: il 'collegamento negoziale' non annulla l'autonomia formale dei singoli contratti, ma il loro nesso causale può giustificare il divieto di frazionare pretese derivanti dall'insieme unitario di rapporti economici.
- Modifica del prezzo: clausole che fissano un corrispettivo 'a corpo' e prevedono in termini precisi le modalità di variazione prevalgono; la semplice produzione di un accordo integrativo non basta se la lettura sistematica del contratto lo esclude o se manca prova dei poteri di rappresentanza ove necessario.
- Prova dell'esecuzione e SAL: nei subappalti in cui il contratto richiede la redazione contrattuale dei SAL e dei certificati di pagamento, la prova dell'esecuzione dei lavori e del diritto al corrispettivo dipende dal rispetto di quella procedura; l'assenza di SAL controfirmati ostacola il successo di un ricorso monitorio.
- Sospensione per inadempimento (art. 1460 c.c.): la sospensione dell'adempimento è legittima solo se sussiste effettivo e provato inadempimento della controparte e se le condizioni contrattuali per il pagamento sono maturate; non è sufficiente una deduzione apodittica.
- Penale per ritardo e risarcimento: la penale per ritardo può essere liquidata anche in caso di risoluzione, ma occorre evitare duplicazioni risarcitorie; il giudice deve tenere conto di quanto già risarcito dalla penale quando liquida ulteriori danni.
- Limiti del ricorso per cassazione: le doglianze che impugnano la valutazione di merito devono essere specifiche e rientrare nei limiti del sindacato di legittimità; mere richieste di rivalutazione dei fatti o doglianze generiche sugli artt. di rito sono inammissibili.
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