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Sentenza

Sentenza del 26/02/2020 n. 628 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna

Processo tributario - accertamento - periodo d'imposta pregresso - efficacia sul periodo d'imposta successivo - sussiste - mancato passaggio in giudicato della sentenza pregressa - non rileva.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

disputa sulla debenza di un tributo per un periodo d'imposta successivo che poggiava sul disconoscimento di un credito d'imposta riconosciuto dal contribuente per un periodo precedente; quest'ultimo credito era stato confermato da una sentenza della CTP ma tale sentenza non era ancora passata in giudicato. Si doveva stabilire se il giudice tributario potesse tener conto di quella sentenza non definitiva ai fini di confermare o annullare la pretesa dell'Amministrazione per il periodo successivo

La decisione

il giudice tributario può prendere in considerazione una sentenza non passata in giudicato riferita a un periodo d'imposta anteriore quando decide sulla pretesa tributaria relativa a un periodo successivo; nel caso concreto la valutazione della sentenza precedente (che aveva confermato il credito d'imposta del contribuente) è stata presa in considerazione, con conseguente favore per il contribuente rispetto al recupero operato dall'Amministrazione per il periodo successivo

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (disciplina del contenzioso tributario)

    la normativa del processo tributario non esclude che il giudice tributario valuti sentenze non definitive di altri periodi come elementi rilevanti per decidere sulla pretesa tributaria; tali sentenze hanno valore probatorio/persuasivo, ma non effetto di cosa giudicata se non sono passate in giudicato

  • Principio della cosa giudicata (cosa giudicata e efficacia vincolante della sentenza)

    la sentenza non passata in giudicato non produce effetto vincolante di res iudicata, ma può essere valutata dal giudice come elemento fattuale e probatorio per la decisione; l'assenza di definitività non impedisce di attribuirle rilevanza nel processo tributario successivo

Massime di principio

  • Una sentenza tributaria non definitiva su un periodo d'imposta può essere considerata dal giudice in un giudizio relativo a un periodo successivo: ha valore persuasivo ma non vincolante come la cosa giudicata.
  • Se la pretesa dell'Amministrazione per un periodo successivo si fonda sul disconoscimento di un credito riconosciuto in un periodo anteriore, il giudice può valutare la sentenza precedente anche se non passata in giudicato per decidere sull'annullamento del recupero.
  • La mancata definitività della sentenza precedente non impedisce al contribuente di ottenere tutela nel giudizio successivo, ma la decisione resta potenzialmente soggetta a riforma in sede di appello o ricorso se la sentenza precedente viene poi ribaltata.
  • Per ottenere il massimo effetto pratico, il contribuente dovrebbe allegare e spiegare la corrispondenza fattuale e giuridica tra i periodi (stessi fatti o stessi profili di diritto) affinché il giudice attribuisca adeguato peso alla sentenza non definitiva.
  • L'Amministrazione può comunque opporre motivi e portare elementi nuovi relativi al periodo successivo; la valutazione resta caso per caso e dipende dalla identità o rilevanza dei fatti e delle regole applicate nei due periodi.
  • La prudenza è d'obbligo: la rilevanza persuasiva di una sentenza non definitiva non equivale a una barriera procedurale all'azione dell'Amministrazione né garantisce l'impossibilità di recupero qualora una decisione definitiva successiva la smentisca.
  • Se il recupero è già stato eseguito, il contribuente che ottiene una decisione favorevole (anche basata su sentenza non definitiva di periodo anteriore) potrà chiedere il rimborso o il reintegro attraverso i mezzi previsti dal diritto tributario.

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