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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22290/2025 del 13/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato per cassazione la mancata derubricazione a favoreggiamento o ad una fattispecie meno grave di numerosi fatti ascritti ai sensi del quinto comma dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990. Ha dedotto trattamento differenziato rispetto ai coimputati (in particolare Giuseppe Fontini e Anastasio Pane) e, più in generale, ha sostenuto che mancherebbero elementi indicativi di stabile attività di spaccio a suo carico: assenza di disponibilità di denaro contante, assenza di costante disponibilità di stupefacente, assenza di contabilità e di strumenti per il confezionamento, assenza di vincoli con la criminalità organizzata e di particolari accorgimenti per lo spaccio.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato il quadro motivazionale della Corte territoriale che aveva ritenuto Finzi il protagonista di una stabile attività di rifornimento (in Campania) e rivendita (a Potenza) di cocaina, con ripetitività dei fatti e quantitativi non esigui; ha quindi legittimato la qualificazione sotto l'art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990 e il trattamento sanzionatorio più grave rispetto ai coimputati, che comparivano solo come acquirenti e sub-cedenti in pochi capi d'imputazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990 (comma 1, comma 4, comma 5)

    La Corte ha ritenuto applicabile il comma 1 (fattispecie più grave) alla condotta di Finzi per la stabilità dell'attività di rifornimento e la consistenza dei quantitativi; ha invece riconosciuto (con riferimento ai coimputati) la possibilità di qualificare talune condotte secondo commi diversi in base al ruolo effettivo di ciascuno (principio sancito dalle Sezioni Unite).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per l'onere delle spese del procedimento a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione alla determinazione equitativa della somma dovuta alla Cassa delle Ammende, valutando l'assenza di colpa grave nella proposizione del ricorso.

  • Giurisprudenza: Sez. U., n. 27727 del 14/12/2023 (Gambacurta, Rv. 286581 - 01)

    Principio secondo cui nel concorso di persone nella cessione di stupefacenti il medesimo fatto storico può integrare, a seconda del ruolo e dei presupposti, reati diversi ex art. 73 (comma 1, comma 4, comma 5) a carico dei vari concorrenti; principio applicato dalla Corte per giustificare il diverso trattamento sanzionatorio tra Finzi e i coimputati.

Massime di principio

  • La derubricazione ex art. 73, comma 5 non è automatica: va valutata caso per caso tenendo conto di elementi concreti quali stabilità del rifornimento, quantità delle sostanze, ripetitività delle cessioni, disponibilità economica e organizzazione dei mezzi.
  • La stessa condotta storica può assumere qualificazioni diverse a carico di diversi partecipanti: il ruolo effettivo (fornitore stabile vs acquirente/sub-cedente occasionale) giustifica trattamenti sanzionatori differenziati.
  • Motivi generici e non specificamente collegati ai singoli capi di imputazione sono destinati a essere respinti per manifesta infondatezza o inammissibilità: il ricorso deve confrontarsi puntualmente con le motivazioni della sentenza impugnata.
  • La ripetitività delle condotte e la non esiguità dei quantitativi sono elementi decisivi per la conferma della qualificazione più grave ex art. 73, comma 1.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese e, in via equitativa, a versamenti alla Cassa delle Ammende, salvo specifica colpa grave nella proposizione del ricorso.

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