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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16677/2023 del 19/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma di condanna per peculato sostenendo che, in quanto sub-concessionario, non fosse "incaricato di pubblico servizio" ai sensi dell'art. 358 c.p. e che le somme riscosse a titolo di PREU non appartenessero immediatamente all'erario, trattandosi di mera obbligazione tributaria verso il concessionario; deduce quindi vizio di motivazione e violazione della legge penale sostanziale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e rigettato le censure. Ha richiamato l'indirizzo delle Sezioni Unite (Sez. U, n. 6087/2020) che ha stabilito che i proventi del gioco, comprensivi della quota destinata al PREU, appartengono alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione e che il gestore/sub-concessionario, nel detenere tali somme, è un "incaricato di pubblico servizio" e assume la qualifica di agente contabile rispetto a tali risorse; la loro appropriazione integra il reato di peculato (art. 314 c.p.). Confermata dunque la condanna di merito (pena, interdizioni) e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Il giudice ha ritenuto integrato il delitto di peculato per l'appropriazione di somme appartenenti alla pubblica amministrazione (proventi del gioco/PREU) da parte del gestore/sub-concessionario.

  • art. 358 cod. pen.

    Il sub-concessionario è stato qualificato come "incaricato di pubblico servizio" in relazione alla gestione dei proventi del gioco, con conseguente applicabilità delle norme sul peculato.

  • Sez. U, n. 6087 del 24/09/2020 (Rv. 280573)

    Sez. U, n. 6087 del 24/09/2020

    Precedente di legittimità rilevante che ha stabilito che i proventi del gioco e la parte destinata al PREU appartengono alla pubblica amministrazione al momento della riscossione; la mancata devoluzione integra peculato.

  • r.d. 18 giugno 1931, n. 110 (TULPS), art. 110, sesto e settimo comma

    art. 110, sesto e settimo comma, r.d. 110/1931

    Normativa amministrativa che inquadra l'esercizio degli apparecchi da gioco leciti e soggetta a regime concessorio; i gestori agiscono nell'ambito di un servizio con rilevanza pubblica.

  • Prelievo Erariale Unico (PREU)

    PREU (normativa amministrativa/fiscale di settore)

    La Corte interpreta il PREU come somma che, al momento della riscossione dal gestore, ha natura di risorsa pubblica e non semplice credito tributario del concessionario nei confronti del sub-concessionario.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 e art. 16, comma 1, d.l. 30 dicembre 2021, n. 228

    art. 23, comma 8, d.l. 137/2020; art. 16, comma 1, d.l. 228/2021

    Norme procedurali in base alle quali il procedimento è stato trattato in forma cartolare (senza udienza pubblica).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di infliggere una somma in favore della Cassa delle ammende; utilizzato per la condanna pecuniaria accessoria al rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Se il contratto attribuisce al gestore la riscossione e la disponibilità materiale di somme destinate all'erario (es. PREU), tale soggetto può essere qualificato come incaricato di pubblico servizio e agente contabile rispetto a quelle somme.
  • I proventi del gioco comprensivi della quota PREU sono considerati di pertinenza pubblica dal momento della riscossione; la loro trattenuta può integrare il reato di peculato, non soltanto un inadempimento tributario.
  • L'orientamento delle Sezioni Unite prevale sulla giurisprudenza minoritaria: eccezioni basate su tesi contrarie risultano difficilmente decisive in sede di legittimità dopo il precedente di Sez. U.
  • Per valutare la configurabilità del peculato occorre accertare la disponibilità effettiva delle somme e la funzione pubblica esercitata dall'agente (ruolo contrattuale e compiti affidati), non il mero titolo formale di "sub-concessionario".
  • Impostazioni difensive basate esclusivamente sulla qualificazione tributaria delle somme (ovvero che si tratti di mero credito del concessionario) richiedono di confrontarsi con il dato giurisprudenziale consolidato; è opportuno articolare argomentazioni fattuali e probatorie sul possesso e sulla destinazione concreta delle somme.
  • In sede di impugnazione di questioni giuridiche già risolte dalle Sezioni Unite, il rischio di declaratoria di inammissibilità del ricorso è elevato se non emergono nuovi profili rilevanti (fatti o profili di diritto non esaminati dalle Sezioni Unite).

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