Cassazione Penale, Sentenza n. 31239/2025 del 17/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 20/03/2025 che ha confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal G.i.p. per il reato di estorsione aggravata (art. 629 c.p., con aggravante ex art. 416-bis.1). Il ricorrente deduce vizio di motivazione e travisamento degli elementi indiziari, sostenendo che la somma versata fosse una caparra non "confirmatoria" tale da dare al venditore diritto alla trattenuta; perciò la pretesa poteva costituire esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e non estorsione. Denuncia altresì omessa motivazione circa la mancanza di condotte minacciose o violente direttamente riconducibili a Nicolosi, e mancanza di indicazioni che lo colleghino alle frasi evocative di appartenenza mafiosa (per l'aggravante). Infine contesta la necessità e proporzionalità della misura cautelare, invocando la possibilità di arresti domiciliari e la remota temporalità dei fatti.
La decisione
Rigetto del ricorso. Il giudice ha ritenuto infondati i motivi: ha ricostruito i fatti (preliminare di vendita, caparra versata a Rapisarda, mancata restituzione e successivo coinvolgimento di Nicolosi e di soggetti riconducibili a clan) e ha applicato i criteri delle Sezioni Unite per distinguere estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ha ritenuto che, pur non essendo determinante la qualificazione civilistica della caparra, risulta dai riscontri investigativi e dalle intercettazioni la partecipazione consapevole di Nicolosi alla campagna di pressione messa in atto da Santonocito e altri, finalizzata anche a rafforzare l'egemonia del clan e a ottenere somme aggiuntive per i detenuti: ciò indica un interesse proprio/ulteriore dei terzi partecipanti e dunque configurabilità dell'estorsione aggravata ex art. 416-bis.1. Quanto alle esigenze cautelari, il tribunale ha motivato la persistenza della pericolosità: vicinanza ad ambienti mafiosi, callidità, abitualità delinquenziale e precedenti, ritenendo non superata la presunzione di pericolosità e quindi corretta la custodia in carcere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e disposta la trasmissione di copia al Direttore dell'Istituto penitenziario.
Norme richiamate
art. 629 c.p.
Delitto di estorsione: è stato ritenuto integrato quando l'agente persegue il profitto con piena consapevolezza della sua ingiustizia e quando terzi concorrono per un proprio interesse, anche non patrimoniale, contribuendo alla coartazione della vittima.
art. 393 c.p.
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia: si verifica quando l'agente agisce nella ragionevole convinzione di esercitare un proprio diritto o di avere una pretesa suscettibile di tutela giudiziale; qui la Corte ha escluso tale qualificazione perché i terzi hanno perseguito finalità proprie riconducibili alla criminalità organizzata.
art. 416-bis.1 c.p.
Aggravante 'metodo mafioso': valorizzata come elemento sintomatico del dolo d'estorsione quando la condotta è funzionale all'affermazione dell'egemonia del clan e al perseguimento di vantaggi per l'associazione (anche non patrimoniali, es. somme per detenuti). Non è richiesta che ogni indagato abbia pronunciato espressamente frasi evocative; rileva la finalità e l'assetto operativo.
artt. 610 comma 5 e 611 c.p.p.
Norme procedurali che hanno regolato la trattazione in camera di consiglio senza presenza delle parti per mancata richiesta di trattazione orale nei termini; richiamate nella fase di decisione del giudice.
art. 275 c.p.p.
Regole sulle esigenze cautelari; il tribunale ha motivato la sussistenza della custodia carceraria in relazione alla pericolosità sociale, alla vicinanza ad ambienti mafiosi e all'abitualità del reato, ritenendo non superata la presunzione di pericolosità.
art. 606 c.p.p. (lett. b, c, e)
Norme sul contenuto del ricorso per cassazione e sulle doglianze ammesse: il ricorrente aveva invocato violazioni di legge e vizio di motivazione richiamando queste disposizioni; il giudice le ha esaminate e ritenute infondate.
Sezioni Unite, sentenza Filardo (n. 29541 del 16/07/2020)
Principio guida per la distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: essenziale è l'elemento psicologico (consapevolezza dell'ingiustizia vs ragionevole convinzione di avere un diritto) e la valutazione della partecipazione di terzi: se i terzi perseguono un proprio interesse il fatto tende a qualificarsi come estorsione.
Massime di principio
- Distinzione chiave: estorsione vs esercizio arbitrario delle proprie ragioni dipende dal dolo soggettivo: se l'agente agisce sapendo che la pretesa è ingiusta è estorsione; se agisce nella ragionevole convinzione di esercitare un diritto, è esercizio arbitrario.
- Quando soggetti terzi intervengono nella riscossione di un credito, va valutato se agiscono esclusivamente per conto del creditore oppure anche per un interesse proprio: la presenza di un fine proprio (anche non patrimoniale, es. rafforzare un clan) orienta verso la configurazione dell'estorsione in concorso.
- La qualificazione civilistica della caparra (es. 'confirmatoria' o meno) non è decisiva per l'inquadramento penale: rileva se la condotta violenta o minacciosa è strumentale a un profitto ingiusto o finalizzata anche ad interessi di terzi.
- Per l'aggravante 'metodo mafioso' non è necessario che ogni indagato abbia pronunciato espressioni che evocano il clan; può essere sufficiente l'insieme delle condotte, il contesto e la finalità di rafforzare il controllo territoriale e ottenere vantaggi per l'associazione.
- In procedimenti con connotazioni mafiose, la misura cautelare custodiale trova più agevole giustificazione: il soggetto che voglia evitare il carcere deve fornire elementi concreti e attuali per superare la presunzione di pericolosità (vicinanza a ambienti di criminalità organizzata, reiterazione, precedenti, callidità).
- Intercettazioni, sequenza temporale degli incontri e rapporti tra partecipanti possono costituire elementi decisivi per inferire la compartecipazione e la consapevolezza delle finalità illecite, soprattutto quando collegati a comportamenti coercitivi posti in essere da terzi.
- In ipotesi simili, la difesa dovrebbe concentrarsi su elementi concreti che dimostrino l'assenza di interesse proprio o di collegamento strutturato con organizzazioni criminali, nonché sulla dimostrazione di disponibilità a misure alternative e di adeguate garanzie di non reiterazione.
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