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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28339/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso del Ministero è stato accolto: la Corte Suprema ha annullato senza rinvio l'ordinanza limitatamente alla statuizione che condannava il Ministero al pagamento delle spese di lite, eliminando quella parte della decisione. È stata quindi confermata l'indennità di euro 9.667,80 a favore di Fusilli, mentre è stata cassata la condanna del Ministero al rimborso delle spese processuali. Decisione del 14 giugno 2022.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di L'Aquila che aveva accolto la richiesta di riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per la custodia domiciliare subita da Fusilli e aveva condannato il Ministero al pagamento di euro 9.667,80 oltre alla rifusione delle spese di lite (euro 1.500). Il Ministero ha dedotto vizio di motivazione in relazione alla condanna alla rifusione delle spese, rilevando di non essersi costituito in giudizio e sostenendo che, nella procedura di riparazione, lo Stato non può essere considerato soccombente se non si è opposto.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Regola la riparazione per ingiusta detenzione; la procedura di riparazione, sebbene svolta davanti al giudice penale, ha natura civilistica in quanto riguarda l'attribuzione di un interesse patrimoniale (somma di denaro).

  • art. 91 cod. proc. civ.

    Principio di soccombenza che regola la disciplina delle spese processuali in materia civilistica; applicabile alla procedura di riparazione ai sensi del precedente principio di natura civilistica.

  • Sez. U, n. 8 del 12/03/1999, Min Tesoro in proc. Sciamanna, Rv. 213509

    Precedente che afferma la natura civilistica del rapporto processuale relativo alla riparazione per ingiusta detenzione e l'applicazione delle regole civili sulle spese.

  • Sez. 4, n. 34997 del 28/05/2008, Ministero Economia Finanze, Rv. 240563

    Precedente che stabilisce che la Pubblica Amministrazione, qualora non si opponga alla richiesta di riparazione, non può essere considerata soccombente e quindi non può essere condannata al rimborso delle spese processuali sostenute dalla parte privata.

Massime di principio

  • La procedura di riparazione ex art. 314 c.p.p. ha natura civilistica: le spese vanno decise secondo il principio di soccombenza previsto dall'art. 91 c.p.c.
  • Lo Stato o l'Amministrazione finanziaria (es. MEF) possono essere condannati all'indennizzo anche senza essersi costituiti, ma non sono automaticamente condannabili al rimborso delle spese se non si sono opposti; la mancata costituzione può impedire di considerarle soccombenti.
  • Per ottenere il rimborso delle spese in una richiesta di riparazione, il privato deve dimostrare che l'Amministrazione si è costituita e ha resistito, risultando soccombente; in mancanza, il giudice può non pronunciare la condanna alle spese a carico dello Stato.
  • In casi analoghi l'autorità giudicante può confermare il diritto all'indennizzo e, al contempo, escludere la condanna alle spese nei confronti dello Stato se questo non ha preso posizione nel processo.
  • Sul piano pratico, chi chiede la riparazione dovrebbe documentare e dedurre l'eventuale partecipazione e resistenza dell'Amministrazione se intende ottenere anche il rimborso delle spese; l'Amministrazione, se non costituita, difficilmente sarà condannata a rifondere le spese.

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