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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19810/2023 del 12/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

La controversia riguarda un appalto pubblico stipulato per lavori di variante e ammodernamento di una strada comunale. L'appaltatore aveva agito per ottenere il pagamento di una parte del corrispettivo ancora dovuta, oltre interessi per ritardato pagamento, revisione prezzi e risarcimento danni. Nel giudizio di rinvio, la corte territoriale ha riconosciuto al creditore una somma riferita a un quarto stato di avanzamento lavori, osservando che i lavori di variante erano stati approvati dal Comune con delibera di giunta municipale, con effetto sanante, e che tale approvazione rendeva fondata la pretesa. Il ricorrente ha impugnato la sentenza deducendo, con due motivi, l'omesso esame di un fatto decisivo e la violazione degli artt. 35 e 36 del d.P.R. n. 1063/1962, sostenendo che gli interessi di mora avrebbero dovuto decorrere dall'ultimazione dei lavori e non dalla successiva approvazione comunale, poiché i lavori non avrebbero richiesto autorizzazione e non avrebbero comportato aumento di spesa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che le censure non coglievano la ratio decidendi della sentenza impugnata e non denunciavano specificamente la violazione del dictum rescindente fissato nel precedente giudizio di cassazione con rinvio. Ha inoltre osservato che la corte di merito aveva comunque esaminato i fatti allegati ed escluso, con motivazione non adeguatamente censurata, che i lavori di variante non avessero comportato aumento di spesa. Conseguentemente è stata confermata la statuizione sulla decorrenza degli interessi e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di lite e al raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. n. 1063/1962

    richiamato come base normativa per la decorrenza degli interessi di mora nei lavori pubblici, in relazione alla disciplina dell'appalto e delle varianti approvate

  • art. 36 d.P.R. n. 1063/1962

    richiamato insieme all'art. 35 per sostenere la disciplina degli interessi dovuti sul corrispettivo dell'appalto

  • art. 394 c.p.c.

    il giudice di legittimità afferma che il ricorrente non aveva denunciato specificamente la violazione del dictum rescindente nel giudizio di rinvio

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato, ove dovuto

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità, il motivo di ricorso è inammissibile quando non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata, limitandosi a riproporre una diversa lettura del merito.
  • Quando la sentenza è resa in sede di rinvio, la censura deve investire specificamente la violazione del dictum rescindente; altrimenti la doglianza è inidonea a scalfire la decisione.
  • La deduzione di omesso esame di un fatto decisivo non è ammissibile se la sentenza impugnata ha invece esaminato il fatto controverso e lo ha valutato, ponendo una motivazione non specificamente attaccata.
  • In tema di appalto pubblico, la questione sulla decorrenza degli interessi sul corrispettivo va valutata alla luce dell'effettiva approvazione dei lavori di variante e della rilevanza dell'eventuale aumento di spesa, secondo l'accertamento di merito non sindacato validamente in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieAppalto
RamiContratti
IstitutiOnere della prova

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