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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15614/2024 del 15/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio e porto illecito di arma da sparo, con contestazione specifica delle aggravanti della premeditazione e dell'uso del "metodo mafioso". Il ricorrente deduceva carenza di motivazione e erronea qualificazione delle condotte sulle due aggravanti.

La decisione

La Corte ha ritenuto entrambi i motivi fondati: ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla valutazione delle aggravanti della premeditazione e dell'uso del metodo mafioso e ha disposto il rinvio al Tribunale del riesame di Napoli per un nuovo giudizio su tali punti. La Corte ha inoltre precisato principi interpretativi: la premeditazione richiede un apprezzabile lasso temporale e la persistenza del proposito criminoso, non è sufficiente la mera preordinazione o l'apprestamento immediato dei mezzi; l'aggravante del metodo mafioso richiede che la condotta sia funzionale a creare una condizione di assoggettamento nella vittima, non una semplice ostentazione o provocazione. L'annullamento delle aggravanti non ha determinato la remissione in libertà automatica del ricorrente; è stata disposta la trasmissione di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione ai vizi di motivazione dell'ordinanza impugnata: la Corte ha ritenuto la motivazione carente e contraddittoria nella valutazione di premeditazione e metodo mafioso, con conseguente annullamento e rinvio.

  • art. 416-bis.1 cod. pen. (aggravante del metodo mafioso)

    L'aggravante è configurabile solo quando la condotta sia funzionale a creare nella vittima una condizione di assoggettamento riconducibile a logiche mafiose; non è sufficiente la mera ostentazione o la semplice connotazione esteriore dell'azione.

  • art. 56 cod. pen.

    Citato nel contesto della determinazione dei termini delle misure cautelari per delitti tentati: la qualificazione del fatto con aggravante incide sulla pena applicabile e quindi sulla durata potenziale della misura cautelare.

  • art. 23 cod. pen.

    Richiamato con art. 56 per spiegare che, ai fini cautelari, si considera la pena massima applicabile al reato (incidenza sulla durata della custodia cautelare).

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Dispositivo procedurale richiamato per la trasmissione dell'atto al direttore dell'istituto penitenziario a seguito della decisione sulla misura cautelare.

Massime di principio

  • La contestazione di aggravanti può dare concreto interesse a proporre ricorso avverso misure cautelari quando la loro esclusione incida sulla 'an' o sul 'quomodo' della misura (durata/gravità).
  • L'aggravante della premeditazione richiede un apprezzabile intervallo temporale e la persistenza del proposito criminoso; l'apprestamento immediato dei mezzi o la mera programmazione immediatamente precedente non sono di per sé sufficienti.
  • L'aggravante del metodo mafioso va riconosciuta solo se la condotta sia funzionalmente idonea a creare una condizione di assoggettamento o timore collegabile a logiche associative mafiose, non quando si tratti soltanto di ostentazione o di comportamento provocatorio.
  • Difetti o contraddizioni nella motivazione su elementi essenziali (come le aggravanti) possono determinare l'annullamento con rinvio per un nuovo esame, salvo che ciò non comporti automaticamente la revoca della custodia cautelare.
  • L'annullamento di specifiche qualificazioni aggravanti, in sede cautelare, non determina automaticamente la liberazione dell'indagato; occorre il nuovo giudizio del giudice del riesame e l'eventuale modifica della misura.

Testo integrale

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