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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30942/2023 del 17/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art.74 d.P.R. 309/1990) e per il reato di detenzione/cessione (art.73 d.P.R. 309/1990). Il motivo principale dedotto era la mancata e incerta identificazione del ricorrente con il "Antonio" richiamato nelle intercettazioni: la Corte d'appello aveva ritenuto che il ricorrente fosse quell'"Antonio" sulla base del fatto che era stato trovato al valico di Ventimiglia in compagnia di De Domenico e per la sua partecipazione in un episodio di cessione (capo 2), mentre il ricorrente sosteneva che potesse trattarsi di mera omonimia e che non vi fossero riscontri idonei a farlo ritenere un sicuro punto di riferimento per l'approvvigionamento dalla Spagna. Con un secondo motivo impugnava la determinazione della pena e il riconoscimento della diminuente prevista dal comma 6 dell'art.74 e delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato nei termini esposti. Ha stabilito che la Corte d'appello non ha adeguatamente motivato l'identificazione del ricorrente con il "Antonio" delle intercettazioni né ha confutato in modo convincente l'ipotesi alternativa della mera omonimia. La sentenza di secondo grado è stata annullata e il giudizio rimesso per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Messina. Per effetto del rinvio, la Corte di Cassazione ha ritenuto superfluo esaminare il secondo motivo relativo alla determinazione della pena.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 74

    commi 1, 3 e 4 (e richiamato il comma 6 con riferimento alla diminuente)

    art.74 contestato per l'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ha richiamato la diminuente del comma 6 come doglianza sulla determinazione della pena, ma non ha risolto la questione sostanziale dell'appartenenza all'associazione

  • d.P.R. 309/1990, art. 73

    art.73 contestato per la detenzione/cessione di sostanze stupefacenti (capo di imputazione 2); la Corte d'appello aveva usato l'episodio di cessione per inferire adesione all'associazione, cosa che la Cassazione ha ritenuto insufficiente senza ulteriori elementi

  • Principio della prova "al di là di ogni ragionevole dubbio" (giurisprudenziale/penale)

    La Cassazione ha richiamato il principio secondo il quale il giudice deve escludere con motivazione adeguata le ipotesi alternative dotate di verosimiglianza; quando vengono prospettate spiegazioni alternative plausibili (es. omonimia), il giudice deve indicare gli elementi probatori che rendono irrilevante tali ipotesi e consentono di ritenere la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio

Massime di principio

  • L'identificazione di una persona nelle intercettazioni richiede elementi di riscontro concreti e specifici oltre alla mera omonimia o alla presenza occasionale con altri indagati; la semplice vicinanza ad un coimputato non è di per sé sufficiente per provare l'appartenenza stabile a un'associazione criminale
  • Quando la difesa prospetta spiegazioni alternative plausibili, il giudice è obbligato a valutare e confutare esplicitamente tali ipotesi; la motivazione deve mostrare perché le alternative siano irrilevanti o prive di fondamento concreto
  • Una singola partecipazione ad un episodio di cessione non basta automaticamente per ricondurre il soggetto all'associazione come punto di riferimento per l'approvvigionamento: occorrono elementi che dimostrino rapporti costanti, ruoli specifici e collegamenti sistematici
  • Se la motivazione del giudice di merito è carente rispetto all'obiezione dell'innocenza relativa all'identità, la Corte di Cassazione può annullare con rinvio per nuovo esame; in sede di rinvio la Corte territoriale dovrà riesaminare anche le questioni penali accessorie (es. determinazione della pena e riconoscimento delle diminuenti/attenuanti) alla luce della più completa istruttoria
  • In casi simili, l'azione difensiva efficace consiste nel proporre e documentare ipotesi alternative plausibili (es. omonimia, ruolo marginale) e nel richiedere al giudice di motivare puntualmente i riscontri che escludono tali possibilità

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