Cassazione Penale, Sentenza n. 43177/2024 del 27/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 18/06/2024 che ha rigettato l'appello avverso il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere ai sensi dell'art.275, comma 4, cod. proc. pen. L'Arena ha dedotto la violazione di legge (artt. 274 e 275 c.p.p.) e vizio di motivazione, sostenendo che: ha superato i 70 anni; non sussistono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza; le condotte estorsive più recenti si sono interrotte nel 2021 e la partecipazione al sodalizio mafioso sarebbe cessata nel 2011 e peraltro come mero partecipe; non sarebbero emersi elementi attuali e concreti del pericolo di reiterazione, e l'esclusione dell'aggravante di cui all'art.416-bis.1 per il capo B) dimostrerebbe l'assenza di rilievo mafioso per quella fattispecie.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale si sia conforme ai principi di diritto relativi all'art.275, comma 4, cod. proc. pen., effettuando una valutazione complessa e motivata che non si è limitata alla gravità del reato ma ha considerato precedenti penali, pendenze giudiziarie, la lunga prosecuzione dell'estorsione (2003-2021), la reiterazione di condotte anche durante la detenzione mediante direttive impartite a terzi, le pregresse misure di prevenzione e le loro violazioni, nonché numerosi reati commessi nel tempo. L'errore indicato dalla difesa circa il ruolo (mero partecipe vs apicale) è stato ritenuto non decisivo rispetto al giudizio complessivo sulla pericolosità e quindi non idoneo a ribaltare la valutazione di eccezionale rilevanza. Conseguentemente è stata confermata la custodia in carcere e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; la cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di legge.
Norme richiamate
art. 275, comma 4, cod. proc. pen.
L'applicazione della custodia cautelare ai soggetti nelle condizioni dell'art.275, comma 4 richiede una valutazione complessa: non solo gravità e modalità del reato, ma anche precedenti, pendenze e altri elementi idonei a fondare la certezza che, se sottoposto ad misure meno afflittive, il soggetto proseguirebbe nella commissione di delitti della stessa specie.
art. 274, cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente nell'impugnazione insieme all'art.275; la decisione di merito è stata però motivata soprattutto alla stregua dell'art.275, comma 4, sicché il vizio prospettato su art.274 non è risultato decisivo.
art. 416-bis.1, cod. pen.
Norma relativa all'aggravante/integrazione di rilevanza mafiosa. Il Tribunale di Reggio Calabria aveva escluso l'aggravante per il capo B) in sede di riesame, ma la Corte ha ritenuto che tale esclusione non impedisca la valutazione complessiva della pericolosità e della reiterazione a carico dell'imputato per il capo A).
artt. 81, 110, 629, cod. pen.
Norme sostanziali che definiscono la tipologia di reato contestato (concorsualità e fattispecie di estorsione) costituente il titolo cautelare principale per la custodia in carcere.
art. 310, cod. proc. pen.
Regola il rimedio dell'appello contro i provvedimenti del G.I.P.; nel caso l'appello per la sostituzione della misura era stato proposto e rigettato dal Tribunale, decisione poi impugnata in cassazione.
art. 606, comma 1, lett. b) e e), cod. proc. pen.
Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione); il ricorso è stato valutato alla luce di questi motivi e ritenuto infondato.
art. 94, comma 1-ter, disp. att., cod. proc. pen.
Norma richiamata per gli adempimenti procedurali a carico della cancelleria successivi alla decisione della Corte (adempimenti formali connessi alla comunicazione/esecuzione del provvedimento e delle condanne alle spese).
Massime di principio
- La sussistenza delle "esigenze cautelari di eccezionale rilevanza" ex art.275, comma 4 c.p.p. non si valuta solo sulla gravità del reato o sull'età dell'imputato: occorre una valutazione complessiva che includa precedenti, pendenze, reiterazione di condotte e elementi concreti che facciano ritenere probabile la prosecuzione di reati della stessa specie con misure meno afflittive.
- La semplice anzianità anagrafica (es. oltre i 70 anni) non determina automaticamente la sostituzione della custodia in carcere: va valutata insieme agli altri indici di pericolosità e alla concretezza del rischio di reiterazione.
- Il fatto che un'aggravante (es. rilievo mafioso) sia esclusa per una delle contestazioni non esclude che, sul piano complessivo, gli altri elementi possano giustificare il mantenimento della custodia cautelare per altre fattispecie o per la valutazione generale della pericolosità.
- Il comportamento tenuto durante periodi di detenzione (direttive impartite a terzi, violazioni di misure di prevenzione, commissione di reati mentre ristretto) è elemento particolarmente rilevante e può rafforzare la prognosi di pericolosità e la certezza che misure meno afflittive sarebbero eluse.
- I giudici di legittimità sono soliti accertare che la motivazione sia adeguata e non meramente stereotipata; errori di qualificazione del ruolo all'interno di un sodalizio (apicale vs mero partecipe) non sono necessariamente decisivi se il giudizio complessivo sulla pericolosità resta sostenuto da molteplici e coerenti indici.
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