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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37355/2022 del 20/12/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da una convenzione stipulata per la realizzazione di un parcheggio interrato in area urbana, con costituzione di un diritto di superficie a favore della società concessionaria. La società deduce di aver subito ritardi e impedimenti imputati all'amministrazione, in particolare nella individuazione dell'area per il reimpianto degli alberi e nell'attivazione degli atti necessari alla esecuzione dell'opera, e chiede il risarcimento dei danni e la risoluzione della convenzione per inadempimento della pubblica amministrazione. Dopo un primo giudizio favorevole in parte, il Consiglio di Stato respinge la domanda risarcitoria ritenendo che, nel rapporto concessorio, il concessionario abbia assunto il rischio imprenditoriale e che non sia stata provata una lesione ingiusta né una violazione del principio di affidamento da parte dell'amministrazione. Con il ricorso per cassazione la società denuncia eccesso di potere giurisdizionale: con il primo motivo sostiene che il Consiglio di Stato avrebbe stravolto la nozione di rischio operativo, estendendola anche ai rischi derivanti dall'inadempimento del concedente, e avrebbe applicato l'art. 1375 c.c. in modo da gravare solo il concessionario degli obblighi di buona fede e cooperazione; con il secondo motivo lamenta lo sconfinamento nel merito amministrativo, poiché il giudice avrebbe affermato l'attuale interesse pubblico alla realizzazione dell'opera e avrebbe così sostituito la propria valutazione a quella dell'amministrazione, nonostante dagli atti risultasse un orientamento contrario della stessa.

La decisione

Le Sezioni unite dichiarano inammissibile il ricorso. La Corte afferma che le censure, pur formulate come violazione dei limiti esterni della giurisdizione, investono in realtà l'interpretazione delle norme e la valutazione dei fatti e dei documenti di causa compiuta dal Consiglio di Stato. Secondo la Cassazione, l'asserito stravolgimento della nozione di rischio imprenditoriale, dell'art. 1375 c.c. e della disciplina eurounitaria, così come la valutazione circa il permanere dell'interesse pubblico all'opera, integrano al più errori di giudizio o di interpretazione, non un eccesso di potere giurisdizionale. Restano quindi interni alla giurisdizione amministrativa e non sono sindacabili ex art. 111, comma 8, Cost. Le spese seguono la soccombenza e viene disposto anche l'obbligo del contributo unificato aggiuntivo, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 111, comma 8, Cost.

    Attribuisce alla Corte di cassazione il controllo sui soli limiti esterni della giurisdizione; non consente di sindacare errori interpretativi o valutativi del giudice speciale.

  • art. 362 c.p.c.

    È richiamato quale norma processuale che consente il ricorso per cassazione contro le decisioni del Consiglio di Stato solo per eccesso di potere giurisdizionale.

  • art. 360 c.p.c.

    È evocato dalla ricorrente come base delle censure, ma la Corte chiarisce che le doglianze non riguardano veri limiti esterni di giurisdizione.

  • art. 1375 c.c.

    La dedotta violazione della buona fede nell'esecuzione del contratto, anche se eventualmente errata nella sua applicazione, resta questione di merito e non di giurisdizione.

  • art. 3, comma 1, lett. zz), d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

    La definizione di rischio operativo viene richiamata dalla ricorrente, ma la Corte osserva che l'eventuale erronea interpretazione non integra invasione della sfera legislativa.

  • L. 24 marzo 1989, n. 122

    È richiamata nel contesto della disciplina dei parcheggi e del programma urbano dei parcheggi, come base dell'interesse pubblico all'opera.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Viene applicato per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in conseguenza dell'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • L'eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo è configurabile solo quando il giudice crei una regola nuova o si sostituisca all'amministrazione nella valutazione di merito; non quando interpreti, anche in modo discutibile, norme e fatti del caso.
  • L'erronea interpretazione della nozione di rischio operativo in una concessione, o della clausola di buona fede nell'esecuzione del rapporto, resta un errore di giudizio interno alla giurisdizione, non un vizio di giurisdizione.
  • Il sindacato della Corte di cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato non può estendersi al merito delle valutazioni sull'interesse pubblico o sulla convenienza dell'azione amministrativa.
  • La dedotta violazione di norme dell'Unione europea o di disposizioni nazionali in sede di interpretazione del rapporto non integra, di per sé, eccesso di potere giurisdizionale, ma al più un error in iudicando.
  • Quando il ricorso per cassazione contro una decisione del Consiglio di Stato maschera questioni di interpretazione normativa o di ricostruzione del fatto come violazione dei limiti esterni della giurisdizione, esso è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniConcessione
RamiProcesso civileContrattiObbligazioniBancario e finanziario
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

Testo integrale

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