Ordinanza n. 13351/2026 - Roma, Sezione 5B
per l'annullamento dei due decreti resi dal Ministro dell'Interno entrambi in data 22.3.2023, notificati in data 18.4.2023, con cui venivano respinte le istanze di concessione della cittadinanza italiana dei fratelli ricorrenti, ai sensi dell'art. 9 comma 1, lett. f), della L.91/1992, (doc. 2 e doc. 3), e di tutti gli altri atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Due decreti ministeriali di diniego della concessione della cittadinanza italiana, adottati nei confronti di persone diverse
Esito
La controversia
I due fratelli hanno impugnato con un unico ricorso due distinti decreti del Ministro dell'Interno, entrambi del 22 marzo 2023 e notificati il 18 aprile 2023, con cui erano state respinte le rispettive istanze di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91/1992. Il TAR rileva che i provvedimenti riguardano due persone diverse e sono contestati sulla base di motivi non sovrapponibili; ritiene pertanto sussistenti i presupposti per una definizione in rito ai sensi dell'art. 72-bis c.p.a.
La decisione
Il TAR non decide nel merito la legittimità dei dinieghi di cittadinanza. Rilevata la possibile impropria riunione, in un unico ricorso, di impugnazioni riferite a due distinti provvedimenti concernenti soggetti diversi e fondati su motivi non sovrapponibili, fissa una camera di consiglio ai sensi dell'art. 72-bis c.p.a. per il 23 settembre 2026, in vista della definizione in rito. Ordina inoltre alla Segreteria l'oscuramento delle generalità delle parti ai sensi della normativa sulla protezione dei dati personali.
Norme richiamate
art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992
Individua la base normativa delle istanze di concessione della cittadinanza italiana respinte dai decreti impugnati; il TAR non ne esamina nel merito l'applicazione.
art. 72-bis c.p.a.
È richiamato quale fondamento della possibile definizione in rito e della fissazione della camera di consiglio destinata a esaminare tale questione.
art. 73 c.p.a.
È richiamato nel quadro processuale dell'ordinanza, senza che il testo espliciti una specifica interpretazione della disposizione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Costituisce il fondamento del provvedimento di oscuramento delle generalità a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Sono richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- La proposizione congiunta, in un unico ricorso, di impugnazioni riguardanti provvedimenti riferiti a persone diverse e fondati su motivi non sovrapponibili può integrare i presupposti per una definizione in rito ai sensi dell'art. 72-bis c.p.a.; la relativa questione deve essere esaminata nella camera di consiglio appositamente fissata.
- Quando il giudice amministrativo non definisce ancora la questione processuale rilevata, ma fissa una successiva camera di consiglio per valutarla, la pronuncia ha natura interlocutoria e non determina l'accoglimento o il rigetto della domanda di annullamento.
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