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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45110/2023 del 08/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Treviso che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo di euro 2.800 (euro 70 rinvenuti nell'auto e il resto nella borsa della moglie). Trifu Chiriac era indagato per illecita cessione e detenzione di cocaina (colto in flagranza di cessione; in casa e su di lui trovati ulteriori gr. 28,6) e la moglie per ricettazione con riferimento al denaro. I ricorrenti deducevano violazione di legge e carenza di motivazione: il Tribunale, avendo qualificato i fatti ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 (c.d. confisca diretta), avrebbe dovuto motivare specificamente il nesso di pertinenzialità tra la somma sequestrata e i proventi dell'attività di spaccio; la motivazione è stata definita apparente e apodittica, e il sequestro nei confronti della moglie è stato contestato come arbitrario perché nei suoi confronti non era stata mossa alcuna imputazione relativa agli stupefacenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le censure relative al nesso di pertinenzialità fossero o manifestamente infondate o non consentite in sede di Cassazione per i limiti di ammissibilità (ricorso in materia di sequestro ammesso solo per violazione di legge o vizio motivazionale radicale). Il Collegio ha confermato che, alla luce degli elementi emersi (flagranza, ritrovamento di cocaina e dichiarazioni dell'acquirente sull'attività pluriennale e redditizia di spaccio), sussisteva fumus della provenienza del denaro dall'attività di spaccio e che la confisca diretta delle somme è giustificata dalla fungibilità del denaro e dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite. Inoltre il Tribunale aveva motivato sul ruolo della moglie come co-detentrice dei proventi, giustificando il sequestro anche nei suoi confronti (ipotesi di ricettazione). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno è stato condannato a versare alla Cassa delle ammende la somma ritenuta equa di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Indica la competenza del Tribunale quale giudice del riesame sul decreto di sequestro preventivo; contestazione in cassazione dell'ordinanza di riesame è ammessa nei limiti previsti dalla legge.

  • art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309/1990

    Disciplina la confisca diretta del profitto del reato di cui all'art. 73 (illecita detenzione e cessione di stupefacenti); la Corte ha applicato il principio secondo cui, se il profitto è denaro, la confisca delle somme di cui il soggetto ha comunque la disponibilità può essere qualificata come confisca diretta senza necessità di provare la derivazione diretta tra la specifica somma e il singolo episodio criminoso.

  • art. 73, comma 7-bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamato dai ricorrenti nella censura: riguarda altre forme di confisca; la Corte ha precisato che, avendo il Tribunale qualificato i fatti ai sensi del comma 5, non era applicabile la confisca 'allargata' e che la valutazione del nesso di pertinenzialità è stata svolta adeguatamente.

  • art. 240-bis cod. pen. e art. 240 cod. pen.

    Norme sul sequestro e confisca dei proventi di reato: richiamate nel provvedimento impugnato come base per la confisca di somme ritenute provento di attività delittuosa; la Corte ha ritenuto coerente l'interpretazione che consente la confisca diretta del denaro ritenuto profitto.

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamato come norma collegata alle misure sulla gestione dei proventi di reato derivanti da stupefacenti; indicato nel provvedimento come riferimento normativo per la confiscabilità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la sintetica indicazione dei motivi di ricorso in Cassazione; utilizzata dai ricorrenti per conformare il ricorso ai requisiti di ammissibilità.

Massime di principio

  • La confisca diretta di somme di denaro ritenute provento di spaccio può essere disposta anche senza dimostrare che la specifica somma sia stata materialmente percepita in occasione dell'episodio contestato, purché il denaro sia attribuibile all'indagato e sussista un rapporto di pertinenzialità fra la disponibilità del denaro e l'attività delittuosa: la fungibilità del denaro consente di 'apprendere' il valore nominale delle somme ovunque rinvenute nel patrimonio del soggetto.
  • In sede di riesame il giudice può confermare il sequestro se, alla luce degli elementi investigativi (flagranza, quantitativi trovati, dichiarazioni di acquirenti, ripetitività dell'attività), sussiste il fumus della provenienza del denaro dall'attività illecita; tali valutazioni, se adeguatamente motivate, sono difficilmente rivedibili in Cassazione per i limiti di ammissibilità del ricorso in materia di sequestro.
  • Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso prevalentemente per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da renderli inidonei a comprendere il ragionamento del giudice; censure meramente critiche o generiche sulla valutazione probatoria sono inammissibili.
  • La disponibilità di denaro da parte di un coniuge può essere considerata provento dell'attività del partner e sottoposta a sequestro/confisca se emergono elementi che ne dimostrino il collegamento (partecipazione all'attività, co-detenzione dei proventi, dichiarazioni investigative); ciò può giustificare anche l'ipotesi di ricettazione.
  • Per impugnare efficacemente un sequestro di somme come provento di reato è necessario proporre censure specifiche e fondate sulla legge o evidenziare un vuoto motivazionale ben definito; argomentazioni generiche sul nesso di pertinenzialità sono insufficienti in Cassazione.

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